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Il PC (Partito Conservatore) che governa il PD

Bersani (che, a rigore, non risulta essere più segretario del partito) si vanta di un accordo con Epifani e con Letta per tenersi le mani libere, non indicando né data né regole del congresso. A garanzia del notabilato che governa il PD. Senza altre motivazioni e strategie.

Le cronache della direzione nazionale di ieri raccontano di un segretario, Epifani, che si lascia sfuggire di mala voglia, solo annuendo infastidito (neanche le palle per dire qualcosa, o negarlo), la conferma di una data richiesta dai pochi parlamentari (non membri della nomenclatura) che ancora chiedono qualcosa. Poi smentito immediatamente dal solito Zoggia.

La direzione nazionale, come altre riunioni di altri organismi del partito, si conferma essere non un luogo decisionale, ma solo un luogo confermativo di decisioni prese dal solito caminetto di notabili, che Epifani aveva assai umoristicamente detto che avrebbe abolito, subito dopo essere stato messo in sella al partito dal caminetto medesimo, e a sua garanzia.

E il PD, intanto, va allo sbando: una barca senza timoniere e senza rotta. Senza mappa, senza punti di riferimento tra le stelle, senza capacità di cogliere i venti. Alla deriva.

La previsione è facile. Perché non è altro che la ripetizione del passato (e quindi, nella logica del buon vecchio Marx, una farsa). Si arriverà a settembre, quando già sarà troppo tardi per organizzare decentemente un congresso a novembre. Si cambieranno le regole, litigando e facendo la solita figuraccia davanti a un elettorato allibito, per rendere la vita difficile ai candidati del rinnovamento. Si impedirà, con le solite regole inventate all’ultimo, al livello locale di organizzarsi per determinare un cambiamento anche al livello centrale (in modo che, se anche al centro vincesse una persona sgradita al notabilato – che poi oggi sono tutti tranne Letta e Epifani stesso, visto che il candidato bersaniano con qualche speranza di vittoria ancora non sono riusciti a trovarlo – questa poi non riesca a controllare davvero il partito). Alla fine cambierà poco. Il partito perderà ulteriormente consensi. Ma loro saranno contenti, perché lo controlleranno ancora, garantendosi reciprocamente la sopravvivenza.

Questo è il partito che loro vogliono. E ci prendono per estenuazione, sperando che noi ce ne andiamo, perché non ne possiamo più di questa presa in giro. A loro andrebbe benissimo. Meno consensi, certo. Ma anche meno rompiballe in giro, e loro a continuare i loro soliti giochini. Questa è l’attuale dirigenza del PD.

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