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Come cambia il ‘corpo’ del PD (la dirigenza segue…)

Ora che molti, anche nemici acerrimi fino alle primarie e anche dopo, cominciano a schierarsi con Matteo Renzi, il PD guarda dentro se stesso con sorpresa. E la sorpresa è tanto più forte perché avviene proprio nel suo momento più popolare e partecipato, le feste estive: un ottimo termometro del clima interno al partito, da sempre occasioni di confronto, ma anche di dissenso o di consacrazione. Ed è qui, nelle Feste democratiche (che, non va dimenticato, sono le eredi dirette delle Feste dell’Unità), che Renzi sta raccogliendo i maggiori consensi. E, sorpresa, sono consensi di base, che appartengono sia alla destra che alla sinistra del PD (e pure a destra e a sinistra del PD), tanto per confermare che oggi siamo proprio all’interno di una diversa geografia politica. I leader che oggi esplicitamente o timidamente si schierano per Renzi, da Franceschini a Vendola, dopo essere stati gli alfieri del continuismo bersaniano alle primarie, seguono, non anticipano, un cambiamento di clima che è già presente, e da un po’, tra i loro elettori; o hanno capito la lezione che gli hanno dato quelli che loro elettori non lo sono più, perché sono rimasti scottati, delusi. Hanno capito, insomma, che la vecchia leadership era semplicemente la conservazione, lo status quo, la reiterazione del già noto (l’“usato sicuro”, in una suicida espressione di Bersani, che la dice lunga sullo stato d’animo, prima ancora che sulla prospettiva politica, di quella classe dirigente): in un paese, non solo in un partito, che ha bisogno di ben altre scosse e risvegli.

E così i Bersani (fino a ieri, dominus indiscusso del partito), gli Epifani (un leader solo di nome, imposto e mai amato, che di fatto conta assai poco), i Letta (capo anche stimato di un governo detestato), i governisti che si cautelano, i professionisti del rinvio (delle decisioni e del congresso) – insomma, un’intera classe dirigente – si rendono conto, loro stessi con sorpresa, che è la loro stessa gente che gli si sta rivoltando contro: che loro sono paralizzati da una paura che il loro elettorato non ha o non ha più, perché vuole altro. Che sono loro il PC (nel senso di Partito Conservatore, non di Partito Comunista, anche se una parte viene da lì) del PD, l’istanza regressiva di un partito che si vuole ancora progressista, ma in maniera diversa dal passato.

Di fatto, si apre una stagione nuova, per il Partito Democratico: che, per certi versi, nasce solo adesso. E’ la prima volta infatti che tutti i candidati alla leadership del partito (Renzi, Civati, Cuperlo, per citare solo quelli che hanno qualche possibilità di vittoria) appartengono a una generazione – anagrafica e politica – diversa, che non c’entra davvero più né con le ideologie del Novecento e i loro lasciti buoni e cattivi, né con le pratiche politiche della prima e della seconda repubblica. Per la prima volta, nella storia breve del PD, si affaccia sulla scena una leadership che viene dal presente e guarda al futuro, anziché guardare al passato rimanendo impantanata nel presente: che pensa più ai frutti da far germogliare che alle radici da curare e da ostentare. Una leadership che il corpo del partito sembra apprezzare: come se avesse già metabolizzato un cambiamento che alla testa del partito deve ancora cominciare. Come se lo attendesse. Come se non aspettasse altro.

Ormai la vecchia leadership è buona solo per qualche intervista (spesso rancorosa o pateticamente minacciosa, a testimonianza di un’incomprensione profonda del proprio popolo, oltre che del proprio ruolo), e sempre meno anche per quello: senza che la cosa susciti nostalgie e rimpianti. Il che è un buon segno: fisiologico, finalmente normale. L’alternanza – tra i partiti e interna ai partiti – dovrebbe essere la norma, nelle democrazie. E’ solo da noi che è diventata eccezione.

La nuova stagione del PD, in “Mattino” Padova, “Nuova” Venezia, “Tribuna” Treviso, “Corriere delle Alpi”, 4 settembre 2013, p. 1 (anche “Gazzetta di Reggio”, 5 settembre 2013, p.1)

L’occasione della svolta per il PD, in “Messaggero veneto”, 5 settembre 2013, p.1

2 risposte a Come cambia il ‘corpo’ del PD (la dirigenza segue…)

  • Matteo scrive:

    “Santo subito” e8 un bell’augurio. Per esesre santificati, bisogna aver raggiunto un requisito inderogabile, una condizione sine qua non: esesre morti. Quindi, santifichiamoli tutti, questi “politici” che hanno completamente dimenticato che la loro e8 una missione, non una sinecura: non solo renzi, ma anche tutti gli altri.

  • Jeidixitaa scrive:

    Io c’ero. La Biancofiore, come spesso aaccde, ha presenziato al discorso di Renzi molto pif9 per farsi vedere, che non per ascoltare (tanto pif9 che se ne e8 andata ben presto). Il suo scopo lo ha raggiunto, visto che ne parlano persino le cronache nazionali…

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