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Le aperture di Papa Francesco

Le novità di papa Francesco, ormai, non sono più una novità. Sono state talmente tante, sia di metodo che di merito, e incisive, in così poco tempo, che la notizia, oggi, sarebbe che non accadesse niente di nuovo.

Ci limitiamo a inanellare tre fatti di questi giorni, di diversa importanza, e a metterli in relazione e a paragone con la vita collettiva e politica nostrana. Per cercare di capire quali lezioni se ne possono trarre: non solo per la Chiesa.

La R4. Nei giorni scorsi si è visto arrivare il Papa, in Vaticano, con una vecchia Renault 4, bianca come la sua veste, immatricolata nel 1984, e con 300.000 chilometri sul groppone. Il regalo di un parroco del veronese, che aveva saputo di quando Bergoglio ne guidava una uguale in Argentina, e ha voluto regalargli la propria: regalo che il Papa era stato felice di accettare. Ecco, sarebbe semplice. Pensare che ci vorrebbe solo una minuscola briciola di originalità per fare lo stesso. Per tutti noi, pensare meno al contenitore che al contenuto. E per chi ha potere, guidare – anziché far guidare all’autista: Francesco fa anche questo – una qualsiasi ordinaria vettura, invece della solita berlina blu. E scoprire che può dare persino maggiore eccitazione…

I conventi vuoti. In visita al Centro Astalli, un centro di accoglienza per rifugiati dei Gesuiti che da anni fa in silenzio un ottimo lavoro, ha affermato che delle tante strutture ecclesiali non utilizzate, d’ora in poi, sarà più utile farne case di accoglienza per i meno fortunati invece che alberghi e case di vacanza. È una sferzata alla Chiesa, certo (ed è significativo che cominci in casa propria, dai Gesuiti, prima di giudicare altri): ma è uno stimolo anche alla politica e alla società. Quell’attenzione maggiore ai problemi seri e veri, a coloro che soffrono di più, manca anche a noi, ed è nostra anche la tentazione di prestare più attenzione, magari con invidia, ai luoghi del privilegio, o semplicemente privilegiare una dimensione banale del divertimento – da di-vertere: farsi portare altrove – che nulla ha a che fare con il riso e la felicità autentica, di cui Francesco è peraltro un efficace testimone, sempre sorridente come appare.

Infine, la lettera di risposta a Scalfari, uscita su Repubblica. Ci sarà modo di tornare più approfonditamente sui suoi contenuti: che vanno meditati senza fretta. A noi la cosa che è parsa più significativa, di primo acchito, è il rifiuto stesso della dicotomia tra valori laici relativi e valori religiosi assoluti. Picchiando, per così dire, dal lato dei credenti troppo presi da sé. Dicendo, con semplicità, che anche per chi ha fede non si può parlare di verità assoluta: perché ab-soluto vuol dire slegato, senza vincoli, privo di relazione; mentre la verità, per la fede cristiana, è amore, cioè una relazione, profonda. Per usare le parole del Papa, “la verità (…) si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita”, come ha insegnato Gesù, quando diceva: “Io sono la via, la verità, la vita”. Da qui il primato della coscienza – e non dell’obbedienza, quindi, e della legge – e l’affermazione che “il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza”. Facendo con questo un grande atto di fiducia – di fede – sulla coscienza degli uomini e delle donne, credenti o meno.

Ma la novità più forte della lettera di Francesco sta nel metodo. Che è quello del dialogo, in semplicità, senza piaggerie e senza sconti, con autenticità e radicalità: ma, non di meno, che va incontro all’altro, lo accoglie, lo interpreta, cerca di farsi carico delle sue domande. Radicalmente dialogico, nel senso che al dialogo dava Martin Buber: “Una vita dialogica non è una vita che ha a che fare con tanti uomini, ma una vita che ha davvero a che fare con gli uomini con cui ha a che fare”. Un atteggiamento raro, in politica praticamente inesistente, poco presente anche nella società.

Papa Francesco ci ricorda la sua importanza. E questo solo fatto, oggi, fa notizia, produce un sorprendente effetto novità. Ecco, la società mostrerà di essere più sana, la politica migliore, e la chiesa più santa, quando le novità del discorso e della pratica di Francesco non saranno più novità ma vita quotidiana, prassi ordinaria: e la notizia non farà più notizia.

Bergoglio e la novità del dialogo, in “Mattino” Padova, “Nuova” Venezia, “Tribuna” Treviso, “Corriere delle Alpi”, 13 settembre 2013, p.1

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