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Renzi, Berlusconi e la sfida al governo

Il governo ha due opposizioni: e stanno entrambe nella sua stessa maggioranza (la terza, il M5S, è assai meno temibile per le sorti del governo, la cui attività non intacca minimamente). Da un lato Berlusconi, lanciato, con la ri-nascita di Forza Italia e l’abbandono del PDL, in una sua personale versione di “ritorno al futuro”: riandare al passato. Dall’altro l’avvio delle primarie nel PD, che mostrano candidati più o meno critici con l’attuale assetto di governo.

L’opposizione del Cavaliere è legata alle sue vicissitudini personali, ai suoi processi, alle sue volubilità e alle sue stanchezze. Non ne può più dell’ala governativa, che l’ha costretto al voltafaccia del voto sulla fiducia, il più spettacolare di una carriera che ne ha pur enumerati parecchi, e il più devastante per la sua immagine. Ma non ha altra scelta se non quella di minacciare un giorno sì e uno pure il governo, di criticarlo, di indebolirlo, senza tuttavia la volontà di farlo cadere sulla base di un disegno politico. Se caduta ci sarà, sarà per altre ragioni, e si paleserà solo il giorno in cui non ci sarà per lui più nulla da lucrare, o sarà semplicemente più disperato, e dunque, come Sansone, deciso a cadere insieme a tutti i filistei, trascinando nel suo dramma finale tutto il teatrino della politica, che disprezza ma di cui è parte integrante. Di fatto è un’opposizione senza strategia, che vive solo di tattica, dunque imprevedibile e per questo irritante, ma debole: potrebbe manifestarsi domani o mai. E non nascendo da un progetto, ma da una sconfitta, non è in grado di proporre soluzione alternative ai problemi, che evochino scenari alternativi.

Dal lato del PD la faccenda è più seria. L’avvio delle primarie ha mostrato come il delinearsi delle posizioni dei candidati si misuri di fatto nella presa di distanza dal governo: appena evocata, in maniera felpata, da Cuperlo, e assai più esplicita da parte di Pittella, Civati e Renzi. E questa opposizione è politica: basata sul rifiuto del concetto delle larghe intese, e sulla proposta di alternative di medio e lungo periodo anche radicali. Non ha interesse a manifestarsi immediatamente, lasciando quindi un certo lasso di tempo (un anno?) all’azione di governo, cui non fa trabocchetti e cui non impone le proprie soluzioni. Ma prepara una propria agenda chiaramente alternativa, nel merito e nel metodo, al governo Letta. Dunque, un pericolo non immediato ma più insidioso.

Il caso di Renzi, candidato favorito alle primarie dell’8 dicembre, è senza dubbio quello più significativo, perché intorno a lui si sta coagulando un rovesciamento completo degli equilibri interni al PD, che vede progressivamente marginale, più che emarginata, la componente fino a ieri saldamente maggioritaria, quella del vecchio modello di partito, oggi raccolta intorno a Cuperlo come al proprio generale Custer, chiusa dentro una mentalità da fortino assediato. Un rovesciamento rapidissimo, che rende bene l’idea della crisi stessa della pur breve storia incarnata dal PD, e dell’alternativa secca davanti a cui si trova (andare avanti come prima, precipitando nell’irrilevanza e nella perdita di consenso e di iscritti, o cambiare), ma anche delle sue possibilità di ripresa e di riscossa: tanto maggiore quanto maggiore sarà la discontinuità – di leadership, di contenuti e di modalità di funzionamento – con il modello precedente. E’ per questo che quanto sta accadendo in queste ore alla Leopolda, l’antica stazione di Firenze in cui si sta raccogliendo il mondo che sostiene Renzi come leader del PD e premier del paese, rappresenta la prova più critica per il governo. Non perché possa temere imboscate, come quelle tese da Berlusconi e dai suoi fedelissimi nel recente passato. Ma perché lì si raccoglie una vera e propria alternativa non tanto al governo Letta, ma al modello che Letta incarna anche al di là delle sue intenzioni e dell’efficacia (invero blanda, date le condizioni) della sua azione di governo, all’idea di una politica consociativa, regolata dall’alto, non all’altezza delle sfide, non ancora capace di proporre delle soluzioni ai guasti che essa stessa ha finora prodotto.

La vera opposizione è a Firenze, in “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova Venezia”, “Corriere delle Alpi”, 27 ottobre 2013, p. 1

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