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Stefano Allievi svela “Chi ha ucciso il PD”

Un assaggio a carta ancora tiepida di tipografia: arriva in libreria “Chi ha ucciso il Pd (e cosa si può fare per salvare quel che ne resta), scritto dal sociologo Stefano Allievi con lucidità, analisi, riflessione ma soprattutto con una passione, politica e civile, così avvertibile che dentro ci ha messo anche delle poesie e “L’amatissima moglie”. Per far capire, probabilmente, che in fondo è l’amore il motore di tutte le cose, e che di questo ha bisogno ’sto benedetto Partito Democratico. Ad ogni riga criticato, bistrattato, messo al muro per i suoi errori, ma proprio perché lo si vorrebbe migliore: è un amore disperato e disperante, ma è amore che anela al lieto fine. Ma l’incedere del libro, edito da Mimesis Sx, è percorso dal ragionamento. Che inizia con alcuni caposaldi: primo, l’Italia è un Paese da rifondare. «Siamo come in uno strano dopoguerra, o dopo una guerra civile», scrive Allievi, «L’Italia deve in qualche modo ricominciare da capo». Secondo caposaldo: «Non è immaginabile che a guidare la nuova stagione politica siano le stesse persone che l’hanno occupato – più che guidato – fino ad ora». Ce l’ha con il ceto politico uscente ma non ancora uscito, Allievi, di tutti i partiti beninteso, ma Pd compreso. Sarà che è un “renziano” confesso, anche se il suo cocktail ideale sarebbe «due parti di Renzi, una di Puppato, una di Bersani, due cubetti di Vendola, una spruzzata di Tabacci, il tutto sapientemente shakerato». Il sociologo-opinionista Allievi (scrive regolarmente su questo giornale) non aspira a fare il politico, e forse nemmeno il politologo. Ma ha una visione chiara di come dovrebbe essere un partito, qualsiasi partito, e quindi anche il Pd. Stila un decalogo che dovrebbe esser fatto proprio da ciascun partito: per essere più onesti, innanzitutto, più “leggeri” e più europei. Ma soprattutto «c’è bisogno di discutere, di progettare, di confrontarsi, di lirigare. Che qualcuno vinca e qualcuno perda, senza gli ennesimi compromessi al ribasso. Perché agli elettori non si può vendere un prodotto che non corrisponde all’etichetta».

in “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova Venezia”, “Corriere delle Alpi”, 15 ottobre 2013, p. 35

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