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«Il nuovo Pd…»

Serracchiani: «Il nuovo Pd
spazzerà la vecchia guardia»

La presidente del Fvg alla presentazione del libro di Allievi. Il sociologo: in troppi ci hanno illuso con le promesse

di Domenico Pecile


UDINE. La vittoria di Renzi alle primarie degli iscritti del Pd piomba sul convegno allargandone i contenuti. Il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, chiamato a stimolare ieri l’incontro alla libreria Friuli tra Stefano Allievi, autore del saggio “Chi ha ucciso il Pd”, e la presidente della Regione, Debora Serracchiani, prende la palla al balzo. Così, nella sua introduzione azzarda la nascita del nuovo Pd, chiede se quello all’interno ai Democratici sia uno scontro di contenuti piuttosto che una lotta di potere e pressa i relatori chiedendo loro di vaticinare cosà farà Renzi il 9 dicembre.

Allievi riassume il contenuto del suo libro, che ha colpito i militanti e inferto uno schiaffo alla classe dirigente del partito. Quella – precisa – che aveva fatto balenare un Pd che poi non è di fatto mai nato. Quella – insiste – che ha fatto di tutto per congelare il rinnovamento. Quella – affonda – che ha dato le redini del partito in mano all’attuale segretario le cui stime di gradimento alla vigilia lo accreditavano al 4%. «Lo hanno voluto – ha affondato l’autore del saggio – proprio perché la sua debolezza politica avrebbe garantito il “notabilato”», avrebbe cioè assicurato quello status quo di un Pd che «o produce una svolta oppure…»

Ed per questo che la Serracchiani ha definito «epocale» il prossimo congresso. Epocale, precisa meglio, «né per i numeri, né per il momento politico, ma soltanto perchè il Pd vuole cambiare radicalmente un pezzo di percorso effettuato finora». Una brevissima pausa, uno sguardo ai presenti, poi l’affondo deciso, perentorio: «Si dovrà tirare una riga e quelli che hanno sbagliato non saranno più le prime file del nuovo Partito democratico». Sia la Serracchiani, sia Allievi si dicono certi che lo scontro in atto nel Pd («c’è bisogno di conflitti schietti, di scontri sui contenuti», aveva precisato lo scrittore-sociologo) nasconde una passione politica strepitosa «che non è soltanto scontro personale, ma confronto anche aspro di contenuti e programmi». «La diversità – aveva premesso Allievi – sta nel metodo», nel senso che la conditio sine qua non «è il cambiamento del modello di partito».

Sente il vento in poppa, la Serracchiani. Ieri non ha fatto una piega di fronte alla protesta inattesa messa in atto dal Comitato per il Friuli rurale presente in sala (c’è stato anche un lancio di monetine) per condannare la politica del centro sinistra sull’elettrodotto. La Serracchiani ha snocciolato l’impegno del suo esecutivo sul fronte dell’ammodernamento: riduzione dei costi della politica, abolizione della Province, politiche industriali. E sa che ci vorrà coraggio perchè dipendenti pubblici e pensionati sono la fetta più importante del Pd, mentre operai, giovani e disoccupati vengono a rimorchio. Sarà quella la sfida di Renzi e della Serracchiani per cambiare il partito.

Messaggero Veneto, 18 novembre 2013

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