stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Berlusconi, il golpe inesistente, la rivoluzione mai esistita

Forza Italia grida al colpo di stato. E intanto lo prepara. O almeno lo minaccia, con una manifestazione contro la decadenza di Berlusconi che è, di fatto, una manifestazione contro chi fa le leggi e chi le fa rispettare: il Parlamento e la magistratura. O lo evoca, dicendo che ad attuarlo sono altri: il presidente Napolitano, che non accetta di concedere una grazia del tutto irrituale, non dovuta e peraltro non richiesta, su tutti.

In fondo, finire con un golpe inesistente è il modo giusto di chiudere il ventennale ciclo berlusconiano, iniziato con una rivoluzione inesistente: la famosa rivoluzione liberale che Berlusconi promise ma non fece nulla per portare a compimento. Parole d’ordine entrambe, tanto il golpe che la rivoluzione: entrambe svilite da un uso retorico, vuoto, artefatto, privo di connessione con la realtà e con il paese. Ma seducenti: e per questo seguite da molti.

Essere lontano dai problemi del paese, ma in sintonia con i suoi desideri, le sue parole d’ordine, le sue retoriche. E’ questa, in fondo, la cifra interpretativa di questo lungo ventennio: che, se lo chiamiamo berlusconiano, è perché Berlusconi, anche se non è stato sempre al potere, l’ha incarnato più di chiunque altro, segnandolo culturalmente prima ancora che politicamente, trascinandosi al suo seguito anche chi vi si opponeva. Che finiva per farlo, non a caso, in chiave anti-berlusconiana, anziché propositiva di un modello diverso.

Una dominanza culturale frutto di una serie di eccessi, a cominciare da quelli verbali, per finire in quelli politici e privatissimi. In questo, Berlusconi è stato un maestro e un modello: moltissimo potere, moltissimi soldi, moltissime donne, moltissimo servilismo intorno, moltissimo tutto. Una condizione che gli ha trascinato contro altre cose, per nemesi e forse ritorsione. Moltissimo odio. E, tra le altre cose, moltissimi processi. Diciamolo onestamente: se Berlusconi non fosse stato Berlusconi, non si sarebbe trascinato dietro così tanti processi su vicende minori, tante intercettazioni, tanti avvisi di reato in piena attività politica e istituzionale – in questo un certo accanimento giudiziario, come lui lo chiama, c’è stato, non c’è dubbio. E tuttavia, se Berlusconi non fosse stato Berlusconi – l’eccesso fatto modello – si sarebbe arreso almeno a quelli principali, quelli per reati più gravi e infamanti, per un uomo politico: che non sono i comportamenti sessuali liberali o libertini, ma la frode fiscale, la compravendita di giudici e di sentenze, nonché la sistematica produzione di leggi ad personam, che sono il crimine più grave nei confronti di un sistema giuridico, quello elaborato in oltre due millenni di civiltà giuridica occidentale, basato sull’opposto, sull’universalità dei diritti, sul principio che la legge è uguale per tutti. Comportamenti eccessivi quelli legati alla vita privata; opinabili comportamenti politici quelli legati alla produzione normativa. Ma reati gravissimi, ormai passati in giudicato, quelli legati alla violazione delle leggi. Per i quali nessun leader politico, in occidente, avrebbe preteso l’impunità: ma si sarebbe arreso, dimettendosi, e nel caso scontando la pena prevista. Berlusconi no: lui vuole un lasciapassare per la storia, e per la gloria, a modo suo. E in questo, cosa meglio, per salvare il suo mito, dell’evocazione di un golpe, per quanto irreale?

Carl Schmitt sosteneva che il potere sta nel caso eccezionale, in chi è capace di gestirlo, di indirizzarlo: in chi decide laddove l’ordinaria amministrazione non è più in grado di decidere. Nascono così, spesso, i nuovi poteri, le rivoluzioni, gli stati stessi. Ma Berlusconi non sta per prendere il potere: sta per perderlo definitivamente. E allora, anche queste sul golpe, non sono che parole. Inutili. Deleterie. In definitiva suicide per chi le pronuncia. Un De profundis intonato in onore del Cavaliere: che, ormai disarcionato, sarà il caso di non chiamare più tale.

Tutto finto, rivoluzione e golpe, in “Mattino” Padova, “Nuova” Venezia, “Tribuna” Treviso, “Corriere delle Alpi”, p.1., 26 novembre 2013

Un golpe inesistente, perfetto de profundis, in “Piccolo” Trieste, 27 novembre 2013, p.1

Leave a Comment