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Basta con il cumulo di cariche. Gli scandalosi privilegi dei boiardi di stato

La vicenda del presidente dell’Inps, Alfio Mastrapasqua, e del suo incredibile cumulo di cariche, mette in luce una delle scandalose costanti del declino italiano: il suo aspetto feudale, l’utilizzo del denaro e delle cariche pubbliche come sinecura (letteralmente: un appannaggio sganciato da qualsiasi cura, da qualsivoglia lavoro), la sistematica privatizzazione del bene pubblico al di là di ogni reale funzione, merito e proporzione, l’appropriazione predatoria delle fonti di reddito statali, nelle loro varie forme.

Al di là dell’inchiesta che coinvolge il presidente dell’ente che gestisce tutte le pensioni degli italiani, e dei suoi ricchi emolumenti, colpisce la tranquillità, la sicumera con cui questi personaggi, che non osiamo chiamare manager, ma più correttamente boiardi di stato e profittatori, si sentono impuniti e innocenti.

Tutti protetti, tutti complici, a spese del contribuente: dai casi dei viceministri Catricalà e Patroni Griffi, che ricevono in più oltre duecentomila euro l’anno dal Consiglio di stato per un lavoro che non svolgono, al capo della polizia italiano pagato assai più di quello dell’FBI americano, dal presidente della provincia di Bolzano che guadagna più del cancelliere Merkel, al Quirinale che costa più dell’Eliseo. Tutti insieme, politici e alti dirigenti dello stato, a sostenersi ed alternarsi reciprocamente nel valzer dei privilegi. Ma non sono privilegi solo del potere esecutivo o di quello legislativo. Aggiungiamoci pure la funzione giurisdizionale, con i membri della corte costituzionale che guadagnano il doppio del capo dello stato (e hanno cambiato 37 presidenti in 57 anni pur di assicurarsi tutti i benefici vita natural durante di presidenze durate pochi mesi), e i magistrati-consulenti-amministratori-commissari. Tutte funzioni pagate con denaro pubblico che consentono un cumulo con altre funzioni pagate con denaro pubblico o privato, inclusa una miriade di consigli d’amministrazione di enti statali (ma anche regionali o municipali) o che con lo stato lavorano, spesso palesando evidentissimi conflitti di interessi: ma tutti a considerarsi legittimamente privilegiati e dunque assolti.

Nel paese dove l’evasione fiscale equivale a svariati punti di Pil, dove un solo grande evasore ha nascosto al fisco un patrimonio immobiliare per il quale ha evaso tasse equivalenti alla metà di quelle pagate sulla casa da tutti gli italiani, il bisogno di un esempio cristallino che venga dall’alto è sempre più sentito. Perché il patto sociale si basa sulla fiducia, che è il bene principale di un paese e di una società, senza il quale null’altro vale: e non ci può essere fiducia mettendo a confronto i sacrifici dei più e i privilegi intemerati e sfacciati delle classi dirigenti (e, a cascata, di chi da loro dipende). Tutto questo non ha nulla a che fare con la democrazia, anche se nel nostro paese ci sono elezioni più o meno libere. Manca, della democrazia, il requisito dell’eguaglianza, persino davanti alla legge. Per la quale è possibile ritoccare retroattivamente pensioni al minimo e salari, ma i diritti acquisiti di funzionari di stato e politici (pensiamo alle loro indennità) sono considerate beni pubblici, difesi con le unghie e con i denti.

E’ di questi giorni la richiesta spudorata dei dirigenti della multinazionale Electrolux di ridurre di quasi la metà i salari dei propri operai, in cambio del mantenimento della loro produzione in Italia. Stiamo parlando di passare, mediamente, da 1400 euro al mese a 800: meno della soglia di povertà, al limite di quella di sopravvivenza. Questo il contesto in cui vive una parte del paese. E non si possono vietare i doppi incarichi dei dirigenti di stato e dei politici, e tagliare della metà salari che superano i 3-400.000 euro all’anno? Occorre ricordare che i dirigenti pubblici italiani sono i più pagati dell’intera area Ocse: tre volte la media dei paesi più sviluppati del mondo? E i politici, tra i più pagati d’Europa? Si faccia la prova: se ne riducano drasticamente compensi diretti e indiretti. Si scoprirà che non uno abbandonerà la propria privilegiata poltrona: perché non c’è alcun mercato disponibile ad accoglierli. E sarà chiaro quanto tali retribuzioni siano gratuite, e perciò vergognose e ingiustificate.

Lo scandalo dei boiardi di stato, in “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova” Venezia, “Corriere delle Alpi”, 29 gennaio 2014, p.1

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