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Cuperlo si dimette

Cuperlo si dimette da presidente del PD. Si dimette con una lettera educata, anche se discutibile nei contenuti. Che gli assomiglia: come persona, prima che come politico.

Politicamente, è la fine di un equivoco. Forse non suo, e che lui paga. Forse di coloro che lo sostenevano alle primarie, a cui interessa di più fare opposizione a Renzi che sostenere qualcos’altro o qualcun’altro. Forse di chi voleva farne il leader di una minoranza a prescindere, anziché una figura di garanzia, quale è quella di presidente, a lui più congeniale per stile e carattere.

Mi dispiace. Ma forse con questo aiuta a fare chiarezza sul ruolo della minoranza del PD, sul contributo che intende dare o non dare al nuovo partito. Sull’accettare il ruolo ingrato di minoranza, che molti che ne fanno parte vivono per la prima volta con smarrimento, e capire cosa significa. Sull’imparare a distinguere tra l’essere minoranza e fare opposizione. Se, con le sue dimissioni, contribuirà a questo, andrà a suo merito.

Cuperlo era e resta una persona intellettualmente onesta. Che non ha capito cosa sta veramente succedendo: la svolta profonda che c’è stata nel paese, prima ancora che nel suo partito. Ha scelto di farsi da parte, di analizzarla da intellettuale quale è, più che da leader politico, che forse non è mai stato veramente.

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