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La forma è il contenuto: Renzi, le parole e le cose

Quando diciamo, di una persona, che ha stile, intendiamo il suo carattere peculiare, ciò che la distingue, che la caratterizza, e che è di solito tutt’uno con una certa visione della vita, e con alcuni valori: fossero anche quelli fatui e non durevoli delle mode passeggere.

Lo stile di Renzi è poco paludato, un po’ guascone, con un gusto forse eccessivo della battuta, talvolta superficiale, ma anche diretto e comprensibile. Comunque è il suo e, nell’opinione dei più, è probabilmente più apprezzato dello stile abbottonato, un po’ soporifero, mortalmente noioso, allusivo, apparentemente profondo e spesso incomprensibile di molti altri politici. La serietà della proposta politica, in ogni caso, non si desume da questo, ma dai contenuti. E i contenuti sono in qualche modo paralleli alla forma, che li rappresenta: anzi, per dirla con Karl Kraus, “la forma è il contenuto”, esattamente come lo stile rappresenta la persona. Agilità, accelerazione, velocità di risposta ai problemi, orecchie attente sintonizzate sulle diffidenze della società e sui suoi malumori, assunzione in prima persona delle responsabilità delle scelte, nello stile politico di Renzi. Lentezza pachidermica, scarsa capacità di reazione, disinteresse ai problemi della gente, scaricabarile (sul partito, sul governo, sull’opposizione, sull’Europa, sulla globalizzazione…) come alibi per non affrontare i problemi scomodi e rinviare la proposta di soluzioni, nell’idea media che gli italiani si sono fatti dei politici.

Certo, ci sono esagerazioni, presunzioni, e cadute – per l’appunto – di stile, nell’approccio renziano: che tuttavia, nel notoriamente poco elegante dibattito politico nostrano, restano largamente nella media. Un male evitabile, ma minore, rispetto a molti altri. Fanno discutere i giornali e i commentatori: molto meno, probabilmente, gli elettori. Che, verosimilmente, sono invece interessati ad altro: ai contenuti di cui un determinato stile è foriero.

Renzi, con il suo stile irruento, sta terremotando alcune abitudini diventate col tempo istituzioni, e poco amate come tali. “La rivoluzione non è un pranzo di gala”, diceva Mao: giustificando con questa scusa anche le peggiori nefandezze. Ma non lo è nemmeno proporre una più blanda e moderata riforma, a quanto pare, in questo paese che non vi è abituato, ma che ne ha un disperato bisogno: le riforme sono infatti una prepotente urgenza, per usare le parole del capo dello stato a proposito di una di esse. Renzi affronta questa esigenza accelerando sui tempi, e cercando di portare a casa risultati concreti e in fretta: il contrario di quello che è successo negli ultimi anni. Le sue scelte sono infatti significative: anche nel voler giocare contemporaneamente su più tavoli, tanti quanti sono i principali problemi del paese.

Riforma elettorale vuol dire infatti occuparsi della principale emergenza politica del paese. Jobs act vuol dire occuparsi della sua principale emergenza economica, il lavoro. Diritti civili vuol dire adeguarsi a degli standard minimi di decenza europea. Anche la scelta di de- romanizzare la politica, cambiandone orari (con le riunioni al mattino presto), sedi (con le riunioni decentrate), e rituali (linguaggio e modalità), corrisponde a un desiderio sentito e trasversale, forse persino a Roma, dove probabilmente non ne possono più di sentirsi identificare con i peggiori vizi della politica italiana. Su tutti questi temi, non solo su alcuni di essi, il paese attende risultati in fretta, e non tollera ulteriori perdite di tempo.

Questo naturalmente significa, nell’assenza o nella lentezza di iniziativa dell’esecutivo – costretto dal suo carattere coalizionale a mediazioni inevitabili quanto estenuanti, che troppo spesso si esauriscono in un rinvio – incalzare il governo: cioè costringerlo ad accelerare fortemente il passo, o farlo cadere se non si adegua. Entrambe eventualità più gradite all’elettore medio di un governo lento e che decide troppo poco. Esigenza di cui Renzi si fa forte. Per ora, più in sintonia con il paese dei suoi oppositori, interni ed esterni al Partito Democratico.

Lo stile del sindaco d’Italia: dopo le parole, i contenuti, in “Piccolo” Trieste, 6 gennaio 2014, p. 1

Renzi, uno stile in sintonia col paese, in “Messaggero veneto”, 6 gennaio 2014, p. 1

Uno stile in sintonia con il paese, in “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova” Venezia, “Corriere delle Alpi”, 6 gennaio 2014, p. 1

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