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Perché sì a una legge sulle unioni civili

La famiglia è cambiata. Non c’è più un solo modello familiare, se mai c’è stato, ma molti. E non esiste la famiglia ‘tradizionale’, perché anch’essa è cambiata: nel numero dei suoi componenti, nei suoi ruoli e in come vengono assunti (sia quelli di genere che quelli parentali e filiali), nella sua capacità economica, nei suoi obiettivi.

Oggi ci si sposa meno, si divorzia di più (ormai quasi la metà dei matrimoni finisce in una separazione), si creano nuove famiglie con nuovi partner (spesso non regolarizzate nemmeno in comune), si convive più spesso, si concepiscono sempre più figli al di fuori e a prescindere dal matrimonio, sempre più spesso ci sono genitori che crescono come propri dei figli non biologici, ci sono coppie e famiglie omosessuali, ci sono affidi e adozioni e fecondazioni, ci sono legami familiari complessi, persino a distanza (figli dell’aumentata mobilità ma anche della velocità dei mezzi di comunicazione).

Eppure la famiglia – declinata però al plurale – è ancora la componente fondamentale che tiene insieme la società, insegna il significato delle relazioni, educa e forma chi ne fa parte, sostiene i propri componenti nel momento del bisogno, ammortizza con fatica tremenda i costi della crisi, impedisce insomma che la società coli a picco per mancanza di tenuta delle relazioni primarie, che al contrario crea, senza aiuti.

E’ per questo che va a sua volta aiutata: con politiche fiscali che ne tengano conto (incentivi, detrazioni, quozienti), con un sistema di welfare che l’aiuti davvero, anziché farsi sostituire da essa, con una legislazione che non la penalizzi. Ma può essere aiutata solo se viene riconosciuta, in tutte le sue forme. Perché tutte, in modo diverso, costruiscono la società come è ora: assumendo come un dato, non come un rimpianto, che ora e in futuro né la società né la famiglia saranno mai più come prima.

Bisogna uscire dalla retorica sulla famiglia, peraltro sterile e senza effetti pratici, al punto che siamo uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo, e la famiglia resta senza tutele e senza aiuti. E iniziare invece una stagione di politiche vere di sostegno alla famiglia: anzi, alle famiglie. Solo così si può invertire la rotta. Ma nessuna politica è possibile senza una presa d’atto dei cambiamenti della società, della pluralizzazione dei modelli familiari, e un loro riconoscimento, anche legislativo.

In questo senso i sostenitori delle famiglie dette tradizionali non sono, o non dovrebbero essere, i nemici delle nuove famiglie: al contrario, entrambi dovrebbero essere naturali alleati nella richiesta di maggiori diritti, maggiori tutele, e maggiori risorse. Perché fanno lo stesso lavoro, dopo tutto. Non si tratta nemmeno più di una distinzione tra laici e cattolici, che tutti i sondaggi danno per largamente superata. L’accettazione delle coppie di fatto (incluse quelle omosessuali) è trasversale, ma in ogni caso assai più ampia, anche nel proprio campo, di quanto sostengono alcuni rappresentanti ecclesiali (tra questi, forse, nemmeno più il Papa), e ancora di più di quanto sostenga una politica, rappresentata per lo più da clericali senza fede, che cerca di intestarsi posizioni presunte cattoliche, senza peraltro praticarle (tanto l’omosessualità quanto, e assai più, il divorzio e le coppie non regolarizzate, tutti superamenti della famiglia detta tradizionale, sono ampiamente presenti nello schieramento di centrodestra che si sgola in difesa della famiglia). D’altro canto l’omofobia è assai diffusa anche nella sinistra e nel mondo laico. Tutti comunque, destra e sinistra, hanno la responsabilità di aver fatto poco o nulla per il sostegno della famiglia, comunque intesa.

Non ha più senso dichiarare un’inesistente guerra tra paladini di una supposta famiglia tradizionale, più o meno sana, e i sostenitori di modelli alternativi (una giustapposizione tra passato e presente che nel concreto non esiste: sono i figli del vecchio modello che praticano il nuovo). Proviamo invece a ripensare la dimensione paterna e quella materna, quella genitoriale e quella filiale, a partire dalle sue molte sfaccettature e dalle sue molte insufficienze, anche nella famiglia tradizionale. Si scoprirà forse che sono tutte le famiglie, di tutti i tipi, che hanno bisogno di essere aiutate, riconoscendosi nelle proprie comuni fatiche e nei propri successi. Perché i diritti, se sono di tutti, si rinforzano reciprocamente. Non tolgono nulla a nessuno; aggiungono qualcosa a tutti.

Una legge sulle unioni civili, in “Messaggero veneto”, 19 gennaio 2014, p.1

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