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Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


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A proposito dell’ultima inutile disfida interna. Ma potrebbe essere un’altra…

Lo dico. Me lo dico. Sommessamente.

E se la smettessimo di pensare la politica con una logica da tifo calcistico (magari non più applicata ai partiti, ma ai sottogruppi interni): la mia squadra, la tua squadra, il mio capitano è sempre onesto e senza macchia, il tuo sempre falso e spergiuro, i supporter della mia squadra sono comunque buoni, puri, persino belli, quelli della tua sempre in mala fede, disonesti, teleguidati, i miei li guardo con indulgenza, sempre, i tuoi sempre con astio, pregiudizio, complottismo…?

Che poi le squadre di calcio possono anche non collaborare (anche se poi lo fanno, nel peggio: quando c’è da taroccare le partite, spartirsi risorse, scambiarsi favori); i partiti, e ancor più i sottogruppi, lo devono fare comunque, e hanno l’opportunità di farlo persino nel meglio.

Senza la retorica di chi dice che il partito è comunità, ma agisce pensando al sottogruppo come setta. Ma con quel minimo di correttezza di chi pensa che il partito è fatto di gruppi solo relativamente omogenei e spesso in conflitto tra loro, ma questo è comunque solo un accidente della storia, non un suo obiettivo, e un po’ più di ogni tanto possono collaborare per un fine che non li riguarda in esclusiva, e li trascende.

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