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Primarie a Padova: hanno vinto le primarie…

Hanno vinto le primarie: come logica, come metodo, come selezione dei candidati. Facendo emergere persone e tendenze che non sarebbero state percepibili altrimenti, riuscendo a mandare segnali forti e chiari a una politica che fa fatica a leggerli e capirli.

Un primo segnale è quello della vittoria di Ivo Rossi. Prevista, ma di misura. Segno che qualcosa è cambiato, in città. A cominciare dal fatto che ha vinto un candidato certo in continuità con le giunte precedenti, ma con un profilo in fondo più ‘civico’ che partitico: sostenuto dalla dirigenza del PD proprio nella misura in cui si distaccava dalla fisionomia del partito padovano, e con un profilo autonomo, lontano dall’apparato (incluso il fatto che, sul piano nazionale, si è schierato con Renzi, anziché con Cuperlo, sostenuto dal grosso dell’apparato, sappiamo con quale risultato). Non c’è dubbio che con un candidato più rappresentativo dell’identità del partito patavino, come espressa dai suoi vertici, più in sintonia quindi con il PD del passato, le primarie il PD le avrebbe perse. Con Rossi vince la competenza, la conoscenza della macchina cittadina, la capacità di lavoro e di impegno di una persona, più che di un partito: la propria idea della città più che la visione della città incarnata dal PD, che non c’è o non si vede. Il PD, in sostanza, c’è più come macchina organizzativa (è grazie ad esso che si sono svolte le primarie, in ogni caso: e va a suo merito) che come orizzonte ideale e valoriale. Ed è un problema, non una soluzione: che prima o poi bisognerà affrontare.

Un secondo segnale è quello della performance di Francesco Fiore: la vera notizia di queste primarie. Una sconfitta per soli 400 voti è senza dubbio onorevole, anche se in democrazia ne basta uno solo di differenza per vincere o per perdere. Fiore ha raccolto intorno a sé una domanda di cambiamento di pratiche e di ricerca di volti nuovi, che incarnava personalmente. Ma anche e soprattutto l’idea di una politica che nasce dal basso, che è capace di elaborazione autonoma, che sa fare proposte, che si impegna senza contropartite, che punta su temi che in politica sono popolari solo a parole: dall’ambiente all’etica alle relazioni. E va notato che è stato sostenuto anche da una parte della base del PD: al suo interno più proficuamente plurale di quanto apparisse al vertice.

Un terzo segnale è il risultato di Zan, personalmente lusinghiero ma politicamente problematico: perché, se non si fosse presentato, Fiore probabilmente avrebbe vinto. Così come, se si fosse presentato Piron, Rossi probabilmente avrebbe perso. Anche se l’aritmetica non basta a spiegare i comportamenti politici, e ogni candidato porta in dote anche voti propri, che non sarebbero necessariamente trasmigrati su altre persone. Il che, del resto, vale anche per Rossi, e per Fiore. C’è un insegnamento, qui, anche per i partiti più piccoli, non meno in crisi, come legittimità e rappresentanza e capacità di ascolto dell’elettorato, di quelli più grandi. Rappresentare le identità collettive, grandi o piccole o minuscole, non basta più: la politica, oggi, chiede un cambio di passo, e un diverso orizzonte.

Cosa auspichiamo? Che Rossi – che ha ottime possibilità di vincere le elezioni, anche per le divisioni e l’inconsistenza che regnano attualmente nel centro-destra – sappia cogliere e capire i segnali che sono emersi dalle primarie, la domanda di cambiamento in positivo, non distruttivo, non ‘grillino’ se ci è consentito, che esprimono. E sappia includere i contenuti e coinvolgere le persone che, intorno a Fiore, si sono impegnate nell’elaborazione di un progetto sulla città, sulla sua vivibilità. Ci sono un sacco di buone energie, di buone motivazioni, di buone competenze e di belle persone, lì in mezzo (così come ce ne sono altrove, ovviamente: nessuno ha il monopolio in quest’ambito): che sarebbe un delitto lasciare, alle elezioni, solo di fronte all’alternativa dell’astensione, o di una protesta distruttiva. Vanno coinvolte.

Auspichiamo che vinca il centro-sinistra, a Padova: dunque che vinca Ivo Rossi. Perché il centro-destra non c’è, se c’è è quello che è, non ha un’idea che sia una della e sulla città, e se le ha sono idee pessime, e terrificantemente datate, insostenibili, inaccettabili, che ci riporterebbero indietro, molto indietro. Ma vogliamo che il centro-sinistra, e dunque Ivo Rossi, ci proponga una città che sia diversa da quella che conosciamo attualmente: in cui le discontinuità prevalgano sulle inerzie, e gli orizzonti di sviluppo, diremmo persino di rinascita, sulla conservazione e la chiusura. Rossi ha già le sue idee, in materia, e ha mostrato la capacità di ripensarsi e di ripensare gli obiettivi della città. Abbia l’umiltà di ascoltare anche quelle altrui, senza leggerle con un vecchio dizionario politichese, che le interpreta come ‘radicali’ o troppo ‘di sinistra’ (come tenderebbe a fare la politica di schieramento, di partito, la geografia politica tradizionale). Non lo sono, è altro, è un’altra politica che oggi è in gioco. A livello nazionale come a livello locale.

4 risposte a Primarie a Padova: hanno vinto le primarie…

  • Federico Sangati scrive:

    Lettera Aperta ad Alessandro Zan: La svolta mancata a Padova
    https://plus.google.com/112310122904910528261/posts/MrYxnrHu6F4

    Caro Alessadro Zan,

    Ti scrivo con molta amarezza. Lo faccio un po’ per sfogarmi, ma non per polemizzare. Voglio soprattutto cercare di capire.

    Me ne sono andato da Padova e dall’Italia 10 anni fa. La settimana scorsa sono rientrato con la speranza viva in corpo che qualcosa potesse cambiare. Dopo i risultati delle primarie di domenica ho capito che con Ivo Rossi sindaco probabilmente nulla cambierà, almeno per i prossimi 5 anni. Dovrò ancora aspettare.

    Dicono che un bravo politico è colui che pensa alle prossime generazioni, non alle prossime elezioni. Vorrei capire in che modo la scelta di SEL di candidarti a due mesi dalle primarie possa essere stata lungimirante in questo senso.

    Penso che si sarebbe potuto fare di più in termini di confronto e dialogo alla luce del sole tra Padova2020 e SEL. Mio fratello Marco molto coinvolto in Padova2020 mi ha detto che hanno cercato più volte di trovare una mediazione con SEL, ma senza incontrare segnali di apertura. Dall’altra parte, Giovanni, un attivista di Arcigay, pochi giorni fa, mi ha spiegato che Padova2020 non ha nemmeno nominato la parola “gay” o “omosessuale” nel programma. Ho controllato. Aveva ragione. Penso che questo sia stato un grosso errore da parte loro, non so se per dimenticanza o frutto di una strategia politica. C’è chi dice che il tema è più nazionale che locale. Non sono d’accordo, le battaglie sociali si fanno soprattutto sul territorio, incluso quelle per il diritto omosessuale, sia con gesti simbolici che con atti pratici (e.g., dando appoggio per eventi tipo Gay Village e Gay Pride).

    Ma ti chiedo: è forse questa la ragione di tale separazione? Ce ne sono altre? E sopratutto, c’è stato il tentativo da parte vostra di confrontarvi con loro riguardo a questi temi?

    Nell’attesa di una tua risposta ti auguro di cuore di fare le scelte migliori per il bene delle prossime generazioni nel tuo percorso politico.

    Un caro saluto,
    Federico Sangati

  • Pingback: Primarie centro sinistra: premiate le istanze ambientaliste « Ecopolis NewsLetter

  • Stefano scrive:

    non la vedo, la caricatura.
    Rossi ha vinto le primarie, con un base di voto abbastanza ristretta: anche perché, credo, molti non sono andati a votare perché davano il risultato per scontato. Di suo, credo che abbia un consenso assai maggiore, anche al di fuori del PD e del centrosinistra, che potrà spendere alle elezioni.
    Certo che a suo sostegno si sono mobilitati i militanti del PD, e anche la dirigenza. Come sempre, e come necessario. Ed è segno di intelligenza politica averlo sostenuto non solo perché sindaco subentrato, ma perché è la persona che più può raccogliere consensi: anche perché la meno caratterizzata rispetto al PD che ha governato Padova fino ad ora, nell’amministrazione e nel partito. Temo però sia esatto dire che l’idea e la proposta di città è più sua, del sindaco, che del partito. Che, in passato, si è abbastanza appiattito sull’idea di città degli amministratori del PD: e questo non è stato un bene. La proposta, la visione, il sogno di una città diversa non si sono visti. E infatti sono stati raccolti da altri: dal gruppo di Padova 2020 in particolare. E’ un bene raccoglierne e includerne le idee, il patrimonio di elaborazione e di militanza (che non sono esclusive nemmeno dei militanti che hanno sostenuto Rossi) perché sono diffuse, semplicemente, condivise. Vedo che Giaretta oggi scrive più o meno la stessa cosa, e naturalemnte ha ragione. Anche quello è un patrimonio (di idee, di persone, di voti) che è anche del PD, e più in generale del centro-sinistra. Escluderlo sarebbe miope: per le idee di cui è portatore, e per il risultato elettorale finale.

  • Carlo scrive:

    Ma perché sempre questo modo caricaturale di raccontare le cose. Se non si fossero mobiliati i militanti del pd le primarie rossi le avrebbe perse. E senza quei militanti, molti dei quali appartengono al vecchio pd, non si vincono le prossime elezioni. Spero che rossi non ascolti i suoi consigli, per il suo bene. Quanto alle idee sulla città’, tram e centro congressi su tutti, sono frutto di una elaborazione ultra decennale dell’amministrazione e del partito. Il resto sono chiacchiere inconsistenti.

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