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Europee senza l’Europa

Ci risiamo. Tra poco votiamo per le elezioni europee: e ancora una volta di tutto si parla fuorché di Europa. Molto politicismo: come sono state composte le liste elettorali, chi c’è e chi non c’è, chi vincerà. E pochi contenuti: per fare che cosa, con quali obiettivi, e quali strategie per raggiungerli. Un vuoto di dimensione continentale.

I partiti, nella composizione delle liste, ci hanno messo del loro. C’è chi, come il Movimento 5 Stelle, si è affidato a surreali concorsi in videoclip di dilettanti allo sbaraglio: che senza niente dietro di sé – nemmeno un partito – con poche centinaia di preferenze vinceranno la lotteria di un posto a Strasburgo, e andranno fieramente in Europa per dire di no all’Europa. Chi, come i loro omologhi euroscettici della Lega, si prepara a una trasferta pagata in euro sonanti, di cui non si rifiuteranno i vantaggi, per dire di no all’euro. Nei partiti in collasso, come Forza Italia o quel che ne resta, nonostante le promesse di rinnovamento totale delle liste, hanno trovato posto tutti i notabili di tutte le correnti, convinti non a torto che si tratti dell’ultima probabile corsa di un autobus che non ripasserà. Altrove, nel centro-destra come nel centro-sinistra, si è assistito al solito spettacolo: dalla riconferma degli uscenti purchessia, senza che si facesse un bilancio di quello che hanno o non hanno fatto, alla sistemazione onorevole di politici a fine carriera, quasi si trattasse di un doveroso premio di consolazione, alla apertura a volti nuovi ma per motivi spesso vecchi, magari forzando il pur positivo criterio di genere come valore in sé. E ovunque si assiste allo spettacolo poco decente di persone elette da pochi mesi a Roma che già si candidano per Strasburgo, senza neanche prendersi il tempo di imparare qualcosa da una parte per poi spenderlo altrove. Il tutto, ancora una volta, senza che ci si sia chiesti che cosa si va a fare in Europa, quali conoscenze sono necessarie (a cominciare dalle lingue straniere, magari), quali politiche occorre sostenere, in nome di quale progetto europeo: l’importante è esserci.

In questo una colpa grande ce l’ha proprio l’Europa, e segnatamente il parlamento europeo. Organo, in un’Europa realmente federale, di grandi potenzialità ma, per ora, di pochi poteri effettivi: anche perché è l’unico parlamento al mondo che non legifera per conto di uno stato, ma di molti, e non risponde a un governo, ma a una pletora di governi dagli interessi divergenti, e a un superpotere intergovernativo dagli equilibri incerti e contingenti. Con il risultato di un potere onorifico ma vacuo, simbolicamente strategico ma di scarso contenuto reale. E questo nonostante l’indubbia importanza, se non altro, della deliberazione sui diritti e del potenziale di orientamento che il parlamento europeo ha avuto ed avrà, in misura sempre maggiore. L’Europa, insomma, si conferma una pessima venditrice di se stessa, incapace di fare marketing del proprio brand, di cui i cittadini assaporano quotidianamente i vantaggi, accorgendosi tuttavia solo degli svantaggi, con la rabbia dei costi da pagare che, come sentimento, soverchia ampiamente la percezione dei ricavi, pur evidenti se appena ci si sofferma a riflettere.

Il risultato è che la campagna elettorale per le europee risulta fiacca, e sono in evidenza solo i temi antieuropei, facili da evocare, con un nemico facile da identificare (la cattiva Germania, o l’euro stesso, appunto) e soprattutto privi di conseguenze, dato che è evidente che non comporteranno alcuna scelta e alcuna assunzione di responsabilità, ma solo un facile blaterare senza alcuna utilità, se non personale, per i produttori di questo inutile rumore di fondo. Con il risultato di mettere la sordina anche all’europeismo dichiarato del presidente del consiglio e di pochi altri, motivati e dotati di visione ma poco percepibili nella cacofonia euroscettica che domina la scena. Ancora una volta, un’occasione persa.

Anti-europei in corsa per l’Europa, in “Messaggero veneto”, 24 aprile 2014, p.1

Europee ma senza l’Europa, in “Mattino” Padova, “Nuova” Venezia, “Tribuna” Treviso, “Corriere delle Alpi”, 25 aprile 2014, p.1

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