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Basta collateralismi. La Chiesa italiana rinuncia all’ingerenza elettorale: e la condanna

“Spero di non essere costretto, e soprattutto spero che non siano costretti i nostri fedeli, ad assistere al mortificante spettacolo di vecchi e sospetti collateralismi con candidati, con partiti o movimenti politici. È bene che sappiamo, una volta per tutte, che chiunque vede il vescovo o un sacerdote impegnarsi nell’orientare o influenzare il voto, ipotizza una sola cosa: l’interesse personale o la ricerca di favoritismi di varia natura”.

Non sono le parole di una comunità di base, di un prete del dissenso, di un cattolico critico, o ancor più di un non credente o di un miscredente. E’ la presa di posizione di mons. Nunzio Galantino, vescovo di Cassano allo Jonio e fresco segretario della Conferenza Episcopale Italiana, nominato da papa Francesco appena poche settimane fa, il 25 marzo 2014. E diventano, di fatto, la posizione della chiesa in relazione a tutte le elezioni future.

Mons. Galantino è stato anche più esplicito e diretto: “Preferisco che non si realizzino opere ex novo o che non si sistemino strutture se questa deve essere la contropartita diretta o indiretta di un impegno diretto di noi sacerdoti durante le elezioni, a favore di Tizio o di Caio”, ha detto in riferimento alle elezioni locali in varie diocesi calabresi, dove l’orientamento al voto della chiesa è ancora ‘pesante’ e significativo.

E ancora: “Noi cristiani, sacerdoti e laici dobbiamo dare un forte contributo per evitare gli eccessi, le divisioni, i rancori nelle nostre comunità e tra le famiglie. È triste e crea scandalo dover registrare prese di posizioni pubbliche che contribuiscono a separare piuttosto che ad unire. Aiutiamo e formiamo i nostri laici a considerare la politica come la forma più alta di carità. Aiutiamoli e formiamoli a maturare nel bene comune, come ci chiede la Dottrina sociale della Chiesa. Incoraggiamoli a competere e a spendersi per creare condizioni di vivibilità nel nostro territorio, avendo a cuore il rispetto della persona, della legalità e dell’educazione alla ‘vita buona del Vangelo’”.

E’ un cambio di orizzonte radicale, una svolta che non è esagerato definire storica, specie per l’Italia, dopo la lunghissima stagione ruiniana, in cui l’interventismo della Chiesa era esplicito, dichiarato, teorizzato e praticato, fino a promuovere direttamente incontri di politici e rassemblement di partiti, con l’indicazione di candidati e persino di segretari di partito graditi. Una stagione figlia, è vero, di una tentazione di lungo periodo di interventismo secolare: ma che ha preso avvio nella sua forma contemporanea sotto l’egida del card. Ruini prima (presidente della Cei per quasi un ventennio, dal 1991 al 2007, ma con compiti di rilievo anche dopo e un’influenza che si è fatta sentire a lungo) e poi, in maniera molto diversa, del card. Bagnasco (attuale, assai più silente presidente), e grazie all’attivismo di mons. Fisichella, per quindici anni, fino al 2010, cappellano della Camera. Una politica e un’influenza obliqua, spesso giocata in nome dei cosiddetti “valori non negoziabili”, espressione diventata oggi impresentabile e non a caso praticamente sparita dal linguaggio ecclesiastico dopo decenni di dominio incontrastato, all’ombra della quale si sono sostenuti partiti e candidati impresentabili a loro volta, ma che sostenevano o dicevano di sostenere i valori di cui sopra, in una logica di scambio dichiarata.

Questa stagione, già in crisi di suo per motivi storici, accentuata dallo sfaldarsi progressivo dello stesso interlocutore politico con la fine della DC e dell’unità politica dei cattolici (che paradossalmente aveva spinto Ruini a immaginare un interventismo della chiesa in prima persona e non più per interposto partito), finita nell’imbarazzato sostegno, via via sempre più criticato e infine abbandonato, al Silvio Berlusconi immerso in scandali privati sempre più indifendibili, ha trovato in papa Francesco la sua voce, il suo stimolo, e l’occasione di una trasformazione radicale. E così anche la conferenza episcopale italiana, la più collateralista e politicamente interventista delle conferenze episcopali europee, ha cambiato voce, linguaggio e contenuti, avviando una fase di maturazione che altri paesi hanno attraversato assai prima.

Un bene per la Chiesa, che oggi può più liberamente e più incisivamente interpretare il suo magistero. E un bene per il paese.

La Chiesa resti fuori dalle urne, in “Messaggero veneto”, 7 maggio 2014, p.1

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