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Un’isola, i cittadini attivi, lo stato. Storia istruttiva della ‘battaglia di Poveglia’

In periodo di elezioni, si tende a dare l’attenzione maggiore alle prese di posizione dei candidati e alle iniziative dei partiti: e sembra quasi che la dimensione politica si esaurisca in esse. Ma non tutto ciò che è politico è partitico, e non tutto ciò che è pubblico è istituzionale. Anzi, talvolta i segnali più interessanti, e più confortanti, di organizzazione e di impegno, di lungimiranza e di coinvolgimento popolare, si trovano altrove.

E’ il caso della contesa per l’acquisto di un’isola veneziana, quella di Poveglia. Nata come battaglia locale e assurta a simbolo e valenza nazionale e persino internazionale: una storia che vale la pena di essere raccontata.

Poveglia è il nome di un’isolotto della laguna: un gioiello di sette ettari di terreno, con volumi di edifici, tra cui una pieve di cui resta il bel campanile e poco altro, per un totale di 42 mila metri cubi. Un’oasi un po’ malconcia, ma dove molti veneziani vanno a farsi le loro gite ‘fuori porta’, nei fine settimana, e in passato hanno creato i propri orti, base del loro sostentamento.

Il demanio ha deciso di venderla al migliore offerente, senza base d’asta: privatizzandola, insomma. Un gruppo di cittadini veneziani però ha detto no, e si è organizzato. Ne è nata un’associazione, “Poveglia per tutti”, con omonimo sito e pagina facebook, una serie di incontri molto partecipati, e la decisione di concorrere all’asta con una sottoscrizione popolare. Che, in pochi giorni, a botte di 99 euro ciascuno (e naturalmente l’impegno di restituirli se la cosa non andasse a buon fine) ha raccolto oltre 420 mila euro da più di 4000 cittadini, per oltre la metà non veneziani. E ora la campagna è arrivata anche all’estero, con l’attenzione di importanti giornali internazionali.

L’interesse del fenomeno è che nasce davvero dalla base, dai cittadini organizzati (molto più di tanti fenomeni politici che ai cittadini si richiamano, ma sono spesso operazioni di vertice, o comunque relativamente chiuse), ma è stato capace di coinvolgere professionisti con idee e soluzioni tecniche, e una partecipazione popolare trasversale e persino transnazionale. Perché è una battaglia di principio e di dignità, e banalmente di buon senso: perché ci dice che è immorale svendere il patrimonio demaniale, cioè pubblico, cioè di tutti, incluso delle prossime generazioni, privatizzandolo (togliendolo cioè per sempre all’uso pubblico) in cambio di limitatissimi e assai contingenti vantaggi economici di brevissimo termine.

Il comitato organizzatore promette, nel caso ottenesse la concessione demaniale, un progetto che va dal recupero e rivitalizzazione degli orti a un centro congressi e incontri a vocazione ambientalista, fino alle scuole di arti e mestieri, con una gestione ecosostenibile e no profit, e sottoposta al controllo popolare. Peccato che ci sia una controparte, e la storia rischi di non essere a lieto fine. Perché c’è un imprenditore privato, la holding Umana SpA, che ha offerto un po’ di più: 513 mila euro. Il costo, per capirci, di un appartamento di meno di 100 metri quadri nel centro cittadino. A questo prezzo, un’isola della laguna veneziana potrebbe diventare l’ennesima speculazione edilizia, come molte altre nella laguna: dall’isola di

San Clemente, ex-manicomio, che nel 2003 doveva diventare un hotel di lusso, già fallita, ad altre ancora in corso, che prevedono appartamenti di lusso, resort o persino parchi divertimenti, peraltro con dubbio successo e molti rallentamenti e ripensamenti.

Sembra, e in fondo è, il classico duello di Davide contro Golia: perché il regolamento prevede che siano possibili dei rilanci, e una holding milionaria avrebbe ovviamente molte più possibilità di intervento. Senza contare il dilemma etico – che ha dissuaso l’associazione anche solo dal provarci – di utilizzare denaro dei cittadini per finanziare una operazione a discutibile e per certi versi immorale beneficio dello stato.

Una via d’uscita c’è, tuttavia: ed è squisitamente politica. Il demanio può giudicare le offerte non congrue, in quanto insufficienti. E decidere di annullare l’asta conferendo il bene all’associazione “Poveglia per tutti”, con le dovute garanzie di fornire un vero servizio pubblico su un bene pubblico: che è poi quello a cui terreni ed edifici pubblici dovrebbero servire. O, ma è meno probabile, Umana potrebbe ritirarsi. In altri paesi e civiltà giuridiche a forte condizionamento civico almeno una delle due cose sarebbe probabilmente già successa. Forse tutt’e due.


Cosa insegna l’isola all’asta, in “Mattino” Padova, “Nuova” Venezia, “Tribuna” Treviso, “Corriere delle Alpi” , 15 maggio 2014, p. 1

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