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I paradossi del voto padovano

Il risultato del voto a Padova mostra molti elementi di interesse, per ragioni in parte contraddittorie. Il voto, di fatto, non ha premiato il governo della città, emerso ‘non vincente’ dalla competizione al primo turno, con il sindaco uscente Rossi in testa, ma di misura, sull’avversario Bitonci.

La vittoria non era alla portata di nessuno dei contendenti, e certamente nessuno di loro pensava seriamente di vincere al primo turno. Ma la sconfitta è anche maggiore per i partiti che li hanno sostenuti. Il PD, partito cardine del governo della città, proprio nel giorno dello storico successo delle europee, dove anche a Padova ha acquisito il 41% dei voti, a livello locale ne ha saputi mantenere solo il 25%. Ma è andata peggio a Forza Italia, Lega, e Fratelli d’Italia, che sostengono Bitonci, tutti assestatisi in città sulla metà o meno dei voti acquisiti alle europee (idem per NCD, che sosteneva Saia). In questo ha giocato ovviamente un’offerta politica molto frastagliata, divisa in molte liste: ciò che tuttavia non è la causa, ma semmai la conseguenza di una scarsa capacità attrattiva dei partiti. L’unico partito in controtendenza rispetto alla generale disaffezione elettorale, il PD, è tale grazie al forte rinnovamento (che non è solo ringiovanimento) di leadership, di stile di governo e di linea politica: se Padova non ha beneficiato del traino nazionale, è evidentemente perché il PD è stato percepito più in continuità che non in rottura con il passato. Il compito del resto non era facile: come inevitabile, ha pagato infatti il logoramento dovuto alla lunga permanenza al potere di Zanonato – un giudizio sulla durata, prima ancora che sugli esiti di questa stagione. Ma anche sul versante opposto dello schieramento politico nessuno è stato veramente premiato, e al contrario sono stati tutti puniti dal risultato elettorale locale, Lega inclusa: il trasferirsi del voto dai partiti – tracollati – alle civiche, ne è la prova. Di fatto, ha beneficiato dell’effetto novità il solo Bitonci, in quanto persona: nuova non in assoluto, trattandosi di un politico di lungo corso, ma per il territorio in cui si è presentato. E infatti è il candidato che maggiormente ha beneficiato del voto disgiunto, seguito non casualmente (in cifra assoluta: in percentuale ne è preceduto) da Fiore, l’altra significativa novità di queste elezioni (rispettivamente il triplo e il doppio dei voti in più delle liste d’appoggio, rispetto ai circa 500 ciascuno di Rossi e Saia).

Le dinamiche degli apparentamenti in previsione dei ballottaggi hanno in buona misura rovesciato la situazione. L’apparentamento, in un campo come nell’altro, era prevedibile. Ma se quello di Bitonci con Saia non aveva alle spalle altro che la consueta conflittualità pre-elettorale, quello di Rossi con Fiore e Padova2020 aveva alle spalle la sofferta rottura consumatasi dopo le primarie, e toni per questo più aspri: le guerre fratricide, come tradizione, sono le più cruente. Il risultato, però, è che lo schieramento di centrosinistra offre oggi all’elettorato una prospettiva di discontinuità che al primo turno era assai meno presente: con una messa in questione di parte dell’eredità del passato, e opzioni diverse, oltre che nel merito delle questioni, nei metodi proposti per affrontarli. Mentre il centrodestra si propone più o meno allo stesso modo.

E’ più evidente dunque, oggi, il fatto che si tratta di scegliere non solo tra due candidati sindaci, ma tra due visioni alternative della città, delle relazioni sociali al suo interno, del modo di intendere la partecipazione politica: il cui profilo emerge con maggiore chiarezza alla vigilia del ballottaggio che non alla vigilia del primo turno. Il modo diverso di declinare il concetto di sicurezza, pur facendolo proprio entrambi, ne è forse l’esempio più evidente. In questo senso, il valore aggiunto del secondo turno è quello dato dalle coalizioni. Ed è merito del sistema elettorale farlo emergere. Il doppio turno nasce proprio per questo: consentire la governabilità con maggioranze più solide, ma favorendo anche, attraverso il gioco degli apparentamenti, un certo rimescolamento delle carte. Nel caso di queste elezioni padovane, il processo è sicuramente avvenuto: al punto da trasformare la coalizione, in quanto uscente, maggiormente in continuità con il passato, in quella che più ha innovato la propria proposta politica e la propria leadership. Poi bisognerà vedere, con il voto, se è questo o altro che interessa ai padovani.

I paradossi del voto padovano, in “Mattino” Padova, 6 giugno 2014, p. 23

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