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Il M5S al bivio

L’incontro sulla riforma elettorale tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, guidato dal premier Renzi, costituisce una svolta per il movimento di Grillo. O segnala, perlomeno, la consapevolezza di trovarsi a un bivio. Che, a seconda della strada che si sceglierà, può segnare la storia del M5S, e in qualche modo del paese, decidendo quale potrà essere la via d’uscita dalla crisi, o non segnare proprio nulla.

La delegazione parlamentare del M5S si trova davanti a una evidente crisi di crescita: in termini di formazione e di età, non di dimensioni (quelle, anzi, sono in calo, rispetto al successo delle politiche dello scorso anno: come hanno mostrato i risultati delle europee e confermano i sondaggi di questi giorni). Ancora fortemente immersi nella fase adolescenziale della critica sistematica e demonizzante alla politica in quanto tale, gli eletti del M5S si trovano a dover decidere se mettersi a lavorare per la ricostruzione, proponendo progetti e giocandosi sul terreno della contrattazione e del compromesso – l’unico possibile nelle democrazie – o continuare a limitarsi alla denuncia, prigionieri di un tipico delirio giovanile, quello dell’onnipotenza, auspicando e sperando di diventare davvero, un giorno, la maggioranza assoluta del paese, per decidere da soli come governarlo. Pulsioni in questo senso sono ancora molto presenti nel movimento, e anche nella sua rappresentanza parlamentare. Ma la delegazione che si è presentata all’incontro con Renzi e il PD ha mostrato di avere consapevolezza del ruolo che invece potrebbe giocare nell’indirizzare le riforme: facendo proposte concrete e, in parte, percorribili. Con quel minimo di atteggiamento contrattuale che lascia presupporre una disponibilità a discutere, seppure da posizioni necessariamente diverse. Non sono mancati gli accenti propagandistici e le allusioni gratuite (ad esempio alla subalternità del PD a Berlusconi), ad uso del pubblico in streaming: ma, per la prima volta, si è notata l’attenzione a voler portare a casa un qualche risultato, non solo a piantare una bandierina ideologica.

D’altro canto, il movimento è più complesso. Beppe Grillo non ha partecipato all’incontro, e il suo blog continua ad essere un coacervo di battute antigovernative e ammiccamenti demagogici nazional-popolari – con uno stile che ricorda abbastanza da vicino la satira anti-democratica della rivista “il Candido” (non quella, storica, di Guareschi e Mosca, di Montanelli e Longanesi, ma il giornale satirico-popolare della destra anticomunista degli anni’70, diretto dal missino Pisanò). Si va dai filmati ironici sui presunti tormentoni di Renzi, alle battute un po’ da caserma sui rappresentanti del PD (da Speranza alla Serracchiani), ai sarcasmi sapidi e grevi (ancora più grevi nei commenti dei militanti) sul PD berlusconizzato, al tifo acritico nei confronti dei propri rappresentanti, presentati come inarrivabili statisti (nello stile dell’ “Unità” dei tempi che furono o della “Padania” di oggi), per finire con i comunicati-diktat firmati dal duo Grillo-Casaleggio, che tradiscono la speranza che il negoziato finisca in nulla per poter nuovamente criticare tutto e tutti.

Una ambivalenza di fondo, quindi, che tuttavia, in questa fase, sembra aiutare sia il governo Renzi che l’ala dialogante del M5S. Il primo, perché può giocare la complessa partita delle riforme su un tavolo in più: che potrebbe aiutare, con le pressioni che implica, ad ammorbidire anche gli altri attori in gioco, da Forza Italia ai recalcitranti piccoli partiti della galassia centrista. I secondi perché, forse per la prima volta in maniera così chiara, possono decidere di giocare una partita costruttiva, che dia senso al loro essere in parlamento in una stagione che si annuncia comunque come riformatrice e rifondatrice dei fondamentali istituzionali del paese – che ci si voglia partecipare oppure no. Non è chiaro per niente, in questo momento, chi, nel M5S, risulterà vincente. Ma è evidente che mai l’alternativa tra due modi di intendere la politica è risultata più chiara di ora.

M5S al bivio tra la storia e il nulla, in “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova” Venezia, “Corriere delle Alpi”, 21 luglio 2014, p.1

Le riforme e la svolta dei grillini, in “Messaggero Veneto”, 21 luglio 2014, p.1

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