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Ramadan: caso chiuso, questioni aperte. Su islam, Bitonci e dintorni

Il sindaco Bitonci ha voluto la sua prova di forza e l’ha ottenuta, vincendola. Non voleva rappresentanti del Comune all’aid, la festa di chiusura del mese di digiuno di Ramadan, e non ce ne sono stati. Non vuole più dare in concessione spazi comunali, ancorché disponibili, per il digiuno islamico, e presumiamo accadrà.

Ma il caso è tutt’altro che archiviato. Quanto successo ci dice anche altro: che si è aperto un non tanto sotterraneo conflitto istituzionale, dovuto a una visione diversa del problema. La diocesi, che a rigore rappresenta la Chiesa cattolica, del cui messaggio Bitonci sostiene essere paladino nella sua battaglia per il crocifisso obbligatorio, c’era. E, ancor più significativo, c’era la Questura, che assai più del Comune ha il compito di gestire l’ordine pubblico, e che con la sua presenza ha testimoniato che l’ordine pubblico non è messo in pericolo dai musulmani che pregano e digiunano, ma semmai da altri, e che quindi l’aggregazione su base religiosa rappresenta più una soluzione e un aiuto che un problema. La sicurezza non correva alcun pericolo in via Giotto.

Colpisce, tuttavia, l’unanimismo della maggioranza: nessuna voce dissonante, nemmeno un dubbio, un blando dissenso anche solo tattico. Ed è un peccato. Una giunta è bene sia coesa e governi – questo chiediamo, da elettori, quando votiamo un sindaco – ma su questioni fondamentali e di principio, di innegabile valenza costituzionale (la libertà religiosa è riconosciuta dall’art. 19, ma ne trattano a diverso titolo anche gli artt. 3, 7, 8, 20, 21 e 117), almeno una riflessione in più, sull’opportunità se non altro di queste prese di posizione, ce la saremmo aspettata.

Le cose non finiscono qui, comunque, perché altre questioni, ogni volta, si riapriranno. Quella degli spazi di preghiera, certo, e quella dei servizi alle comunità, che ogni comune garantisce per processioni, sagre e feste religiose (anche non cattoliche: la concessione di spazi per il Ramadan avviene in tutta Europa, e forse c’è un motivo. Ma, per dire, i numerosi sikh, nella loro festa del Nagar Kirtan, abbisognano di una pulizia sistematica delle strade che prima che vi passi il corteo religioso, e nella civile Lombardia, governata dallo stesso partito cui appartiene Bitonci, ciò avviene senza problemi – si tratta solo di mettersi d’accordo su modalità e costi). Ma c’è anche altro: la questione della macellazione rituale halal islamica, che nelle sue modalità è identica a quella kasher garantita agli ebrei, e dunque sarebbe incostituzionale un trattamento differenziato tra le due comunità religiose. O la questione degli spazi cimiteriali per le minoranze religiose che ormai vivono tra noi: c’è qualcosa di più odioso, di più privo di humana pietas, del non consentire a una persona di seppellire i sui cari, morti in terra di emigrazione? Un costume che esiste dall’inizio del processo di civilizzazione.

Ecco, sono alcune delle questioni che dovranno comunque essere riaffrontate: e allora tanto vale farlo con serietà e in maniera permanente, allo scopo di evitare conflitti futuri, anziché crearli, i conflitti, che non è compito della Amministrazioni comunali: noi le eleggiamo per risolverli.

Occorre uscire quindi dal registro ideologico, che oltre tutto finisce per fare di certa Lega una specie di opposto speculare di certo islam: che sovrappone religione e politica, che scambia i simboli religiosi per riferimenti identitari civili, e condivide con esso persino lo stesso colore di riferimento, il verde. E passare invece ad un registro pragmatico, e veramente civile. Nell’interesse dei cittadini tutti, e non solo di alcuni.

Convivenza e libertà religiosa, in “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova” Venezia, “Corriere delle Alpi”, 29 luglio 2014, p.1

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