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Papa Francesco e l’ombra di Caino

Il sacrario di Redipuglia è un simbolo potente. Vi sono sepolti oltre 100.000 soldati, di cui solo 40.000 hanno un nome e un cognome: gli altri 60.000 sono militi ignoti. Ignoti come le vittime delle guerre di oggi. Con una differenza: nei conflitti odierni si tratta soprattutto di civili innocenti, e non di militari – muoiono le vittime collaterali, casuali (casualties, si dice nel gergo burocratico-militare inglese), non i combattenti professionali.

La visita di Papa Francesco a Redipuglia ha avuto tuttavia un respiro più ampio del mero richiamo locale: è servita, certo, per fare memoria dei quasi 700.000 soldati italiani morti durante la Grande Guerra, e più in generale degli oltre 9 milioni di militari e dei 7 milioni di vittime civili che la prima guerra mondiale ha provocato. Ma, proprio in questi giorni, in cui molte guerre locali sono in atto, e una nuova mobilitazione è in preparazione, acquista un significato e un tempismo assai più forti. E riporta l’attenzione proprio sulle vittime di oggi e di domani più che su quelle di ieri.

Il Papa è stato esplicito, in questo. Prima ne aveva parlato solo in un incontro informale con i giornalisti, di ritorno dalla sua visita in Asia. Oggi lo fa in maniera istituzionale, e assai più forte. La guerra mondiale di cui è andato a fare memoria a Redipuglia è stata la prima: ma oggi è in preparazione, anzi già in corso una terza guerra mondiale. Combattuta a pezzi: e quindi impercepita agli occhi dei più. Ma nondimeno operante, reale.

E così il Papa che già si era opposto con parole forti al primo annuncio di una guerra in Siria – giocando forse, con le sue parole, un ruolo decisivo nel rinvio della decisione di Obama, che sembrava già presa – richiama tutti a una visione radicale di quello che sta accadendo.

Il dolente richiamo, insistentemente ripetuto, alle parole di Caino (“Sono forse io il custode di mio fratello?”), reinterpretate in chiave moderna (“A me che importa?”), e la loro generalizzazione al comportamento di ciascuno di noi, assurte a simbolo del nostro tempo, a paradigmatico titolo di giornale, sono state una condanna forte dell’indifferenza generalizzata.

Non poteva non essere un richiamo forte alla pace, quello del Papa a Redipuglia. Ma non è stato un richiamo generico, vago. Non è un Papa ingenuo, questo, o che si limita a riferimenti di principio. Ha già fatto esplicitamente i nomi di molti conflitti, in passato (da Gaza alla Siria), e ha anche detto che a volte è necessario rispondere alla violenza: il problema è il modo. Ed è su questo che si divideranno, ancora una volta, le opinioni degli Stati e della Chiesa.

Papa Francesco ha portato a Redipuglia un messaggio chiaro. Con il suo stile caratteristico, con parole semplici e dirette, come ci ha abituato a fare. “La guerra è una follia”, ha ripetuto. Che ha dietro di sé i suoi predicatori e i suoi precisi interessi: politici ed economici, e tra essi quelli dei mercanti di armi, dei mercanti di morte. “La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”.

“Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano”.

E ancora: “La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà (…). Tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni, ma le loro vite sono state spezzate”.

E’ “l’ombra di Caino” quella che il Papa vede aleggiare nel sacrario di Redipuglia, in questo gigantesco cimitero. E in essa riconosce i morti di sempre: da Abele ucciso dal fratello Caino, fino al terzo conflitto mondiale di cui è il solo a parlare esplicitamente. E’ per questo che ha  concluso amaramente che “l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”. Il solo modo di cominciare a sentire un principio di solidarietà (e-mozionarsi, letteralmente: muoversi con e verso gli altri): e agire di conseguenza.

Francesco e l’ombra di Caino, in “Mattino” Padova, “Nuova” Venezia, “Tribuna” Treviso, “Corriere delle Alpi”, 14 settembre 2014, p.1

Quell’ombra di Caino non è solo un ricordo, in “Piccolo” Trieste, 14 settembre 2014, p.1

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