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Rifugiati in Veneto: i numeri, le parole, i fatti

L’EDITORIALE

Come affrontare il nodo rifugiati

I numeri, le parole, i fatti

Con questo editoriale Stefano Allievi, professore di Sociologia all’Università di Padova, inizia la sua collaborazione con il Corriere del Veneto

Nei giorni dell’ennesima tragedia delle migrazioni nel Mediterraneo, torna puntuale e un po’ ripetitiva la discussione: facciamo abbastanza, facciamo troppo, facciamo troppo poco? In Veneto la questione è più sentita che altrove proprio perché più virulenta è la polemica, alimentata direttamente dalle istituzioni (regione, comuni) prima ancora che dai cittadini. E allora vale la pena ragionarci a partire dai numeri, che insegnano sempre parecchio, e sono comunque un’indispensabile base di partenza di qualsiasi ragionamento che si voglia chiamare tale.

Il Veneto è una delle regioni con più significativa presenza di immigrati: al 2013 circa 487.000, più di un decimo della popolazione straniera in Italia. Il che corrisponde più o meno al peso del Veneto sulla popolazione italiana, con una correzione al rialzo dovuta al fatto che, come tutte le regioni del nord, è tra quelle maggiormente attrattive in termini di occupazione. Gli arrivi su base annua sono tuttavia in calo rispetto al passato. Mentre, e forse dovrebbe preoccupare di più, il saldo migratorio dei cittadini veneti è stato di meno 5.113: per lo più giovani, molti laureati, in cerca di posizioni migliori altrove (in questo è seconda tra le regioni italiane: solo la Lombardia ne perde di più). Fin qui il paesaggio generale. Se andiamo tuttavia a vedere la presenza di rifugiati le cose cambiano significativamente. Il Veneto accoglie solo il 2,7% dei profughi gestiti nell’ambito dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, nato da un accordo tra Ministero dell’Interno, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e Associazione dei comuni italiani), collocandosi all’undicesimo posto tra le regioni italiane (la Sicilia ne accoglie il 21,4%, il Lazio il 20,8%), con pochissimi posti nei centri di accoglienza.

Invece si è preso e si sta prendendo la sua quota proporzionale di gestione delle emergenze, che affronta con le stesse difficoltà e impreparazioni di tutti, ma forse con una dose maggiore di proteste. I rifugiati in Veneto sono dunque una contenuta percentuale dei rifugiati di un paese, l’Italia, che è peraltro tra quelli che ne accoglie meno in Europa: con una evidente inversione di tendenza, iniziata con l’operazione Mare Nostrum, che la vede tuttavia ancora lontana dalle presenze complessive registrate in altri paesi europei. Europa che, a sua volta, ospita molti meno rifugiati dell’Asia e dell’Africa (a sopportare il peso maggiore dei rifugiati, anche in caso di guerre e catastrofi umanitarie, come in Siria, o di calamità naturali, sono di solito i paesi immediatamente confinanti). In questo contesto la discussione sulla presenza di rifugiati in Veneto perde molto della sua oggettività, e si rivela come una polemica essenzialmente politica (regioni di centro-destra contro governo di centrosinistra, con l’ambiguità di un Ministero dell’Interno in mano a un esponente di quella che a livello regionale è la maggioranza) e ideologica (immigrazione sì o no): comprensibile in questa chiave, ma certamente diversa da quella impostata sui costi, sui numeri, sul peso eccessivo che il Veneto starebbe sopportando. Non è così, e sarebbe necessario ammetterlo da soli, senza aspettare le bacchettate del governo o della chiesa. E allora forse si potrebbe cominciare a ragionare sulle modalità gestionali della suddivisione dei rifugiati più che sul loro numero, sul peso che si accollano i comuni rispetto alle istituzioni regionali, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare a livello nazionale come regionale o locale, lavorando su progetti di inserimento concreti e fattibili, invece di limitarsi a ostentati quanto facili rifiuti aprioristici. Il che renderebbe maggiormente legittime le pur sacrosante critiche al governo centrale sulle sue, di modalità d’azione e di gestione del problema. E magari anche su quel che fa o non fa l’Europa .

13 febbraio 2015

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Allievi
“Corriere del Veneto”, 13 febbraio 2015, p.1

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2015/13-febbraio-2015/come-affrontare-nodo-rifugiati-230976809934.shtml

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