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Una mesta parabola discendente: dall’Editto di Costantino alla legge anti-moschee di Maroni

Con una coincidenza agghiacciante, di cui non si sono nemmeno resi conto, proprio nel giorno della memoria, che ricorda la Shoah e la persecuzione degli ebrei, la regione Lombardia ha approvato una legge che penalizza pesantemente la costruzione dei luoghi di culto delle religioni minoritarie.

La legge è stata approvata, su iniziativa della Lega, per rendere difficile se non impossibile la costruzione di luoghi di culto islamici, tanto che è stata ribattezzata legge anti-moschee. E incidentalmente renderà inapplicabile – con una ripicca tra istituzioni politicamente contrapposte – il bando che il comune di Milano aveva già approvato, che prevedeva la costruzione di una moschea (di cui è quasi un ventennio che si parla, dato che Milano è tra le poche grandi città europee che non ne abbia una: il che, anche in vista dell’Expo, non è un bel biglietto da visita per le delegazioni provenienti da paesi musulmani).

La scusa utilizzata è quella di una revisione della normativa in materia urbanistica, la legge 12 del 2005. Ma il tenore delle modifiche va ben oltre. Si prevede infatti una congruità architettonica e dimensionale con il paesaggio, una certa distanza da altri luoghi di culto, viene istituita una “Consulta regionale per il rilascio di parere preventivo e obbligatorio”, si obbligano i comuni a procedere a preventiva “valutazione ambientale strategica”, e si prevede “la facoltà per i Comuni di indire referendum” sulla costruzione di nuovi luoghi di culto; oltre a obblighi minori come l’installazione di telecamere esterne collegate alla Questura.

E’ evidente il carattere punitivo della normativa approvata, la sua impronta persino autoritaria, nonché la sua assoluta incostituzionalità. Per una ragione molto semplice: perché né le istituzioni, né tanto meno la popolazione, può coartare i diritti fondamentali dei cittadini (e più in generale degli esseri umani), tra cui si colloca quello di libertà religiosa. Un fondamentale ed elementare principio di civiltà giuridica che l’occidente si vanta di aver insegnato al mondo, e dovrebbe quindi rispettare al suo interno, sancisce infatti che le maggioranze non hanno il potere di decidere sui diritti delle minoranze: tanto più in materia religiosa. E quindi buona parte della normativa approvata, e in particolare la possibilità di referendum sui luoghi di culto, è semplicemente incivile, letteralmente fuori dai margini della civiltà, in quanto sancisce disuguaglianze radicali tra i cives, i cittadini, che minano alla radice il patto sociale e la fiducia in esso.

Il governatore Maroni ha voluto quindi introdurre in Lombardia ciò che si è guardato bene dal proporre quando era ministro dell’Interno (perché sapeva che era inapplicabile e incostituzionale), e ciò che nemmeno il suo collega Cota, pur firmatario di un progetto di legge sulle moschee (mai proposto alla discussione in parlamento per i medesimi motivi), aveva voluto fare quando era governatore del Piemonte.

E’ evidente che la legge sarà sottoposta al vaglio della corte costituzionale, alla quale sono già annunciati vari ricorsi, anche per iniziativa delle comunità religiose minoritarie che, tutte, si sono espresse con parole molto dure (mentre la chiesa ambrosiana ha avuto parole critiche, ma espresse con linguaggio eccessivamente diplomatico). Anche chi già si agita per riproporre tali norme in altre regioni sa benissimo che l’esito sarà questo. E tuttavia il segnale che si vuole mandare è simbolico: non vi vogliamo, vi controlliamo, faremo di tutto per impedire la vostra attività. Anche a costo di fomentare conflitti, a prescindere dal fatto che sia utile e giusto, favorisca o meno i processi di integrazione, e colpisca le nostre stesse libertà civili.

Intanto, per colpire musulmani e moschee, il prezzo lo pagheranno anche pentecostali e avventisti, testimoni di Geova e sikh, induisti e ortodossi: il che rende di plastica evidenza che i diritti o sono di tutti o sono a rischio per tutti, e che vanno quindi difesi per tutti. Nessun eccezionalismo, nessuna applicazione selettiva della legge è accettabile.

Peccato che il segnale venga proprio dalla civile Lombardia, che appena due anni fa celebrava i 1700 anni dell’Editto di Milano, con il quale nel 313 l’imperatore Costantino “avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza” (un’annotazione da meditare, da parte di tanti pasdaran neo-securitari) con l’imperatore d’Oriente Licinio, concedeva “ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità”. Proprio vero che la storia non è maestra, perché non ha allievi che imparino da lei…

Moschee, la legge sbagliata, “Mattino” Padova, “Tribuna” Treviso, “Nuova” Venezia, “Corriere delle Alpi”, 9 febbraio 2015, p.1

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