stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Alle urne per r-innovare

Il Veneto politico è fermo. Non così quello imprenditoriale, che ha ricominciato da tempo ad esportare, ed ora anche ad assumere, e nei suoi settori di punta non smette di innovare. Non così quello sociale: che in alcuni ambiti di rilievo cerca di ripensare il proprio approccio, anche se resta sempre mediamente poco attrezzato per fare rete e sistema (ciò che vale anche per i corpi intermedi e le istituzioni, dalle università alle fiere). Il Veneto politico no. Così fermo, così poco stimolante – anche in questa mesta campagna elettorale, così priva di emozioni – che è facile prevedere una aumento significativo dell’astensione: un dato tendenziale nazionale, che in Veneto potrebbe essere persino più marcato.

Non è un caso. Difficile comunicare emozioni ed entusiasmo, se non c’è nulla, soprattutto nulla di nuovo, per cui entusiasmarsi. O forse, peggio, proprio nulla da comunicare. Lo dimostra la campagna elettorale della maggioranza, il cui mantra sembra essere: votate per noi, perché c’eravamo già, tanto vale andare avanti. Ma anche quella delle opposizioni: che hanno dichiarato voglia di cambiare – ma senza dire veramente, con sufficiente radicalità, in quale direzione.

Da tempo abbiamo la sensazione che il Veneto politico sopravviva senza guizzi, amministri senza governare, governi senza veramente cambiare la situazione – e faccia opposizione senza farla. Il che si spiega: troppe stagioni in mano allo stesso ceto politico non possono non lasciare il segno. O meglio (o peggio) possono finire per non lasciarne nessuno.

A fronte di una situazione nazionale caratterizzata dal movimento, nel bene e nel male e tra tentativi ed errori, ma almeno provandoci, la cifra interpretativa del Veneto politico-istituzionale sembra quella di una riposante continuità, che col tempo diventa continuismo: un mezzo che si è trasformato in fine, ma un fine che non porta da nessuna parte – una fine, piuttosto. L’esito forse inevitabile dei tre mandati di Galan (troppi per qualunque potere), finiti nella corruzione e nell’ignominia, e della curiosa continuità/discontinuità che ne è seguita, che ha caratterizzato anche l’opposizione: coinvolta anch’essa, pro quota, nel sistema corruttivo. E quando non coinvolta, silente, insipiente, incapace di proporre o prefigurare un altro modello.

Chi viene dall’esperienza di governo della regione non viene ricordato per innovazioni radicali, per clamorosi stravolgimenti, per invenzioni anche spericolate. Sembra avere più «amministrato» che «governato». Mentre in questi momenti storici occorrerebbe avere la capacità di alzare lo sguardo, e di puntarlo lontano. E questo vale per chiunque. Maggioranza e opposizione. Non è solo una esigenza di ricambio, all’interno dei diversi schieramenti. Ricambio che come noto fa bene a tutte le democrazie. C’è bisogno di una spinta in più, di un supplemento di coraggio: e di innovazione vera, di movimento, di sguardi diversi, di competenze altre. Il Veneto della politica si è chiuso per troppo tempo in chiacchiere inutili su problemi irrilevanti (l’indipendenza veneta, i profughi, come se i problemi fossero quelli): non c’è ricambio nemmeno nelle parole d’ordine, forse nemmeno nelle parole. Occorre una svolta.

Innovazione alle urne, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 30 maggio 2015, p.1

Leave a Comment