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Il mio voto di domenica: Alessandra Moretti, PD, facce nuove

Domenica voterò. Perché è giusto farlo. Perché la logica dell’astensionismo, che tanto è tutto uguale, non mi appartiene. E voterò Partito Democratico. Di fronte al non governo di Zaia e della Lega, di fronte al tran tran amministrativo contrabbandato per innovazione, al continuismo spacciato come proposta politica, e al nulla culturale con cui è stata desertificata questa regione, sempre più spinta verso una chiusura in se stessa che non è intimismo o riflessione (magari!) ma contemplazione del proprio ombelico, non posso desiderare altro che un cambiamento.

E l’unico cambiamento possibile (l’unico realistico, almeno) è quello che offre il Partito Democratico. Che ha fatto un’opposizione assai modesta, in questi anni. Che non ha ancora – per responsabilità di parte significativa della sua rappresentanza regionale, che appartiene a una stagione politica ormai conclusa – una proposta politica alta e lungimirante come la situazione richiederebbe, capace di ridisegnare un nuovo modello per il Veneto: ha quasi solo reagito, poco e male, alla (non) politica di Zaia, e prima ancora di Galan, anziché delineare le linee guida di un progetto alternativo. Ma che pure è l’unico in grado di innescarlo, il cambiamento: raccogliendo intorno a sé le energie – nell’economia, nel sociale, nel mondo della cultura – che pure ci sono, e che sono disponibili ad essere coinvolte, che non vedono l’ora di farlo, ma che sono state finora osteggiate, respinte quasi, certo non incluse. C’è un mondo di buone idee e di buone energie, fuori dai partiti: ma credo che solo il PD (e se non sarà lui, non sarà nessuno) sia in grado di coinvolgerlo in una proposta di governo alternativa.

Sappiamo come andranno le cose se vincerà Zaia. Si andrà avanti navigando a vista, in una tempesta che richiede ben altre prospettive e strumenti di orientamento. Non è quello di cui il Veneto, come del resto l’Italia, ha bisogno.

A livello nazionale il cambiamento, nonostante le molte resistenze, il conservatorismo sostanziale di troppo ceto politico (parte del quale è nelle file stesse del Partito Democratico: fuoco amico), le difficoltà obiettive, le resistenze corporative, si sta tentando di far partire un processo di modernizzazione di cui il paese (e la Regione) ha bisogno come dell’aria per respirare (soffocava, infatti, fino ad ora): e, pur con inevitabili e talvolta evitabili errori, è quello che è avvenuto, come non è mai avvenuto in alcuna stagione politica precedente – bisogna risalire alla Costituente, o alla stagione riformista del primo centro-sinistra, per trovare traccia di una spinta riformista così significativa – ancora troppo poco capìta, nelle sue implicazioni, anche dalle forze politiche che sostengono (quando non boicottano) il governo Renzi.

A livello regionale tutto ciò non è successo: non ancora. Il Veneto aspetto ancora la sua proposta di governo. Alessandra Moretti non è (ancora), in maniera compiuta, questa proposta: ma è il suo inizio, ed è l’unica che potrebbe innescarla. Se non lei, davvero non vedo chi. Tosi e il suo ‘fare’ senza prospettiva? Berti e il suo M5S? I venetisti sideralmente lontani dalla capacità e dalla cultura della Repubblica di Venezia? Gli altri irrilevanti? Sappiamo tutti che nessuno di questi avrà alcuna chance di vincere: alcuni di questi avranno però qualche chance di contribuire al progetto del futuro vincitore (Tosi, per esempio), e altri di fare un’opposizione si spera più intelligente e meno inutile che in parlamento (Berti, per esempio). Ma quale sia il futuro vincitore farà la differenza.

Come molti, ho seguito questa campagna elettorale con attenzione, anche se non è facile manifestare entusiasmo. Ma mi guardo intorno: vedo il presente, che è uguale al passato, e lo aborro, e non vorrei fosse anche il nostro futuro. Resta quindi solo il futuro da costruire. Non si potrà farlo con gli arnesi del passato. Per questo voterò Alessandra Moretti. E voterò per rinnovare la rappresentanza del PD in regione: per fare in modo che venga rappresentato da persone nuove. Cambiamo noi, se vogliamo cambiare la regione. E’ l’unica chance che abbiamo.

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