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Le parole del Nordest. Coesione sociale

In fisica, coesione (dal latino cohæsus) è la proprietà dei corpi di resistere a ogni azione che tenda a staccarne una parte dall’altra: la forza che fa in modo che le parti di un corpo siano unite le une alle altre, e non solo meramente giustapposte. Non è difficile capire dunque perché il significato figurativo della parola sia così importante per descrivere la società: perché la coesione, più che l’unione, è la forza vera di un gruppo, un partito, un esercito, un territorio.

La coesione ha quindi a che fare con l’identità (ciò in cui ci si riconosce). E ha bisogno, per manifestarsi, di conoscenza reciproca e dunque di fiducia: altra parola cruciale, tanto che tutta l’impalcatura del mercato sarebbe impossibile senza di essa (e non a caso ne restano ampie tracce nel vocabolario economico-finanziario, dal fido bancario alla fidejussione, dal fiduciario alla diffida).

L’impresa è stata nel nordest un forte marcatore del territorio, un agente fondamentale della sua identificabilità e della sua coesione sociale (si pensi ai distretti produttivi, ma non solo), e della sua stessa etica individuale e collettiva, in una regione che ha fatto del lavoro, spesso, una religione sostitutiva, un fine in sé prima ancora che un mezzo.

L’impresa dunque (quella agricola prima, l’impresa artigianale poi, l’azienda anche di grandi dimensioni successivamente) ha caratterizzato fortemente il territorio, definendolo. Ed è per questo che ad esso si è così ancorata: tanto da identificare i nomi dei paesi con una specialità produttiva (Arzignano, per dirne uno), e restando presenti con la propria ‘testa’ pur trovandosi in luoghi non esattamente al centro dell’interesse mondiale, anche quando sono diventate grandi società transnazionali (da Luxottica a Diesel). E questo vale non solo per i titolari, ma anche per i lavoratori: del resto, nella storia economica del nordest, sono molti gli ex-dipendenti diventati imprenditori, restando fortemente ancorati al proprio tessuto anche sociale d’origine.

L’identità, dell’impresa come del territorio, è oggi, in tempi di globalizzazione, più difficile da definire, ma il loro rapporto resta centrale: ed è visibile, come in un albero, non solo dalle radici, ma più ancora dai frutti che porta. In questo il legame tra impresa e territorio risulta decisivo. Per la qualità del lavoro e per quella della vita. Per il lavoratore e per l’imprenditore, che nel territorio decide di continuare a investire o di cominciare a re-investire, anche quando la mera convenienza porterebbe altrove. La resilienza, la capacità delle imprese venete di reinventarsi, deve molto a questo rapporto. Anche laddove c’è concorrenza, e competizione: perché il mondo è diventato più grande, ed è possibile oggi collaborare sul territorio facendosi concorrenza altrove, o competendo in mercati differenti. I frutti si producono meglio, e nello stesso tempo le radici tutelano con più efficacia in caso di difficoltà, di crisi, e nella dura competizione globale. Lo dimostrano a contrario le tragedie degli imprenditori suicidi, tali anche perché si è persa coesione sociale, e si è rimasti soli nella propria azienda, al punto che è lì che spesso si sceglie, simbolicamente, di farla finita. E’ un’idea di impresa che deve tutto alla volontà dell’imprenditore (di rimanere, ad esempio), ma va oltre l’imprenditore stesso, e persino il capitalismo familiare, riverberandosi sull’intero territorio, come sappiamo da molte storie aziendali.

C’è un ruolo, in questo, per l’affetto per un territorio e una cultura che si vuole valorizzare, per una responsabilità anche sociale: che ci dice che l’utilitarismo, il mero calcolo costi/benefici, non è l’ultima parola nemmeno per l’impresa. Che le e-mozioni contano perché sono, letteralmente ed etimologicamente, ciò che ci fa muovere. E’ però cambiato il modo di questo rapporto: l’ancoraggio al territorio, per non diventare zavorra, deve consentire di innovare e rinnovare. L’impresa ha dunque bisogno di investire in formazione, cultura. Che non a caso deriva da colere, coltivare. E con questo torniamo al territorio: che deve collaborare a questo scopo, se vuole che entrambi – impresa e territorio – abbiano successo.

Le parole del Nordest. Il collante della coesione sociale e quel legame indissolubile tra imprese, identità e territorio, in “Corriere della sera – Corriere Imprese”, 15 giugno 2015, p.5

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