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Magistratura e imprese: storie di ordinaria follia – Il caso Fincantieri

La magistratura mette sotto sequestro – e, di fatto, chiude, fermandone la produzione – la Fincantieri di Monfalcone: il tutto per un vizio di forma.

La procura di Gorizia avrà certamente le sue buone ragioni per discutere le modalità di smaltimento dei rifiuti in subappalto della Fincantieri (stiamo parlando di metalli, ceramiche, legno, mica di scorie nucleari o diossina). E, peraltro, queste buone ragioni erano contestate da un’altra parte della magistratura, visto che nei primi due gradi di giudizio la richiesta di messa sotto sequestro delle aree era stata respinta. Ora, in terzo grado, la cassazione le ha dato ragione: saranno soddisfatti, finalmente.

Non ci sono rischi per le persone, non ci sono pericoli immediati per l’ambiente: è una mera questione di permessi di trattamento, di autorizzazioni a maneggiare materiali.

Intanto, 5000 dipendenti (fino a 6000 nei momenti di punta) sono sospesi dal lavoro. E le grosse commesse per la costruzione di tre navi da crociera per i leader mondiali del settore rischiano di fermarsi a tempo indeterminato: in un settore dove la puntualità di consegna sono cruciali, le penali per i ritardi elevate, e soprattutto la reputazione fondamentale per acquisire nuove commesse, il danno d’immagine è ormai irreparabilmente avvenuto. Chi può voler investire in un paese dove possono accadere cose così?

Insomma, si fa un danno immenso all’impresa, ai lavoratori, alla cittadinanza, all’economia e in definitiva all’Italia: per un vizio di forma.

Ecco, è di fronte a enormità di questo genere che il comune cittadino pensa che sarebbe molto sensato parlare di responsabilità civile dei magistrati. E che sarebbe il caso di superare un metodo di lavoro arcaico: se c’è un problema di fatto amministrativo, invece di chiudere l’azienda, perché non le si commina una multa e si dà il tempo necessario per mettersi in regola, in maniera concordata? Perché sempre questo atteggiamento inutilmente punitivo, ed educativamente devastante (il cittadino come suddito e le sue libertà, inclusa la libertà d’intrapresa, come variabile dipendente), che come genitori giudicheremmo controproducente? Davvero possiamo immaginare che in qualunque altro paese civile sarebbe potuta accadere una cosa del genere? Ci si accorge del danno fatto? Non solo all’impresa in questione: al diritto, alla giustizia, e alla credibilità stessa della magistratura?

Quanto l’approccio ai problemi sia ancora insensatamente ideologico, da parte di taluni, lo si vede poi dalle reazioni sindacali. Con la Fiom-Cgil ad esibire ostentatamente il proprio “pieno sostegno all’azione della giustizia” pur di schierarsi contro l’impresa, e la Cisl a denunciare invece che l’azienda negli ultimi mesi era stata fatta oggetto di qualcosa come 200 ispezioni… (e quindi, insieme alla Uil, vicina all’azienda e ai lavoratori colpiti, in una logica di comunanza di interessi, nella consapevolezza che si è violato il diritto di tutti). Scontata quanto doverosa la protesta di Confindustria: ci mancherebbe. Ma il resto della magistratura non ha niente da dire?

Fincantieri: In-giusta causa, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 2 luglio 2015, p.1

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