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Cosa fare per il turismo: rete, progettualità, comparazione

L’inserto “Corriere Imprese Nordest” questo mese è dedicato all’economia del turismo e ll’industria delle vacanze. Quello che segue è l’editoriale:

L’economia delle vacanze e del turismo pesa, conta, vale: nel Nordest più che altrove. In teoria c’è tutto quanto occorre perché le cose continuino così e migliorino pure: mare, montagne tra le più belle del mondo, laghi, colline, città d’arte uniche per storia e bellezza, terme e altro ancora. Il problema è quello che non c’è o non c’è ancora. Perché quello che c’è è bene, ma potrebbe essere più e meglio, producendo ancora più valore (e, insieme, cultura: non c’è valore economico duraturo senza di essa), superando alcuni problemi, alcuni limiti, alcuni ritardi nel rinnovamento, e forse alcune inerzie dovute più a mentalità che a incapacità.

Il turismo cresce e crescerà esponenzialmente, perché nuovi paesi e milioni di nuovi potenziali clienti si affacciano sul mercato. Ma cresce di più altrove. E allora bisogna guardarsi in faccia e domandarsi onestamente perché, senza infingimenti.

Un buon indicatore può essere il tasso di soddisfazione di chi nelle strutture ricettive lavora. La migliore e la peggiore pubblicità la fanno in primo luogo i dipendenti: se trattati bene, rispettati, professionalizzati, valorizzati, lavorano bene, tornano volentieri, parlano bene del contesto in cui operano. Guardiamoci intorno: quanti luoghi turistici (paesi e singoli esercizi in essi) godono di questa fama? In quanti invece gli addetti ci vanno giusto per lo stage o perché non si può fare a meno, si sentono e sono sfruttati, non considerati, utilizzati e basta? Bene: è molto probabile che in questi contesti anche i clienti si sentiranno come i dipendenti. L’importanza che si dà alle professioni si vede e si misura nel livello di monetizzazione, nel valore dato alla professionalità e alla formazione (in questo senso l’analisi dei profili maggiormente richiesti è sconsolante: prevalgono quelli più bassi e intercambiabili), nella garanzia di adeguati optional (nel settore turistico, per molta parte stagionale, la disponibilità o meno di un alloggio, ad esempio).

Il confronto con le realtà che funzionano del nostro paese, e con quelle straniere, ci può aiutare. Il turismo è un lavoro che si è professionalizzato enormemente, anche perché deve tenere conto di cambiamenti nei gusti e nelle culture di provenienza rapidissimi e imprevedibili. Da un lato si è parcellizzato, dall’altro un luogo ospitale deve essere capace di accoglierne i vari aspetti. C’è un turismo specializzato per le famiglie e per i single, per le coppie e per le persone che desiderano accoppiarsi, per i gay, per i giovani e per gli anziani, per gli amanti di questo o quello sport e per chi è portatore delle più varie disabilità e risente di molti ostacoli, per non parlare dei bikers o dei cicloturisti, del turismo kosher e halal e dei pellegrinaggi, di chi ama gli animali e chi no, degli onnivori come dei vegani o dei celiaci, dell’offerta per chi si trova nel contesto sbagliato (le spa e i fun park per chi non scia in montagna d’inverno, per dire) o per chi cerca alternative culturali al di fuori del correntone mainstream e vuol fare qualcosa di diverso da quello che fanno tutti gli altri (magari visitare un museo o una chiesetta fuori mano mentre tutti sono in spiaggia). C’è chi si specializza in alcuni tipi di turista e chi è capace di accoglierli tutti senza differenze o peggio discriminazioni. C’è chi è capace di fornire un’offerta appettibile anche fuori stagione e chi no: valorizzando la congressistica, le fiere, i prodotti della filiera enogastronomica circostante, gli eventi culturali e sportivi, e magari i diversi calendari della società plurale (mentre il calendario gregoriano chiama alle vacanze di Natale in montagna, l’associazionismo islamico o hindu trova vantaggiosi alberghi al mare per i propri incontri, sempre per dire). In tutti i casi occorre conoscenza delle lingue e siti navigabili e aggiornati, cortesia e pulizia, servizi e investimenti ogni volta rinnovati, insieme a un ragionevole rinnovarsi di mentalità e generazioni. E uno storytelling in grado di raccontare tutto ciò. Che può essere credibile solo se è una collettività e un sistema, non solo un singolo per quanto bravo, ad andare nella giusta direzione: il soggiorno nell’angolo più sperduto comincia sempre in un porto, in un aeroporto, su un treno, su un’autostrada, su un taxi – la prima impressione comincia già lì, per strutturarsi poi, ed è fatta di strutture e di persone predisposte o meno. La parole chiave per migliorare sono quindi rete, cultura, governance, progettualità: e tanta onesta comparazione.

Editoriale. Cosa serve per fare di più e meglio, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, in serto “Corriere Imprese”, 10 agosto 2015, p.1

Qualche considerazione ulteriore, da un diverso punto di vista, si trova nel mio blog “ApertaMente”, sul sito del Corriere del Veneto, e precisamente qui.

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