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Dopo Colonia: a caldo…

“Corriere della sera”, intervista di Alessandra Coppola, p.11

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Allievi: libertà delle donne, pietra d’inciampo non solo per i musulmani

Nella vicenda di Colonia e degli assalti di Capodanno, «il problema non è identificabile né con la questione dell’Islam né con quella dei rifugiati — avverte il sociologo Stefano Allievi, esperto di immigrazione e mondo islamico —: il problema è più profondo e quindi più grave». E pesa soprattutto sulle donne: «La questione dell’emancipazione femminile è la pietra d’inciampo delle religioni, delle culture, in Occidente come nel mondo musulmano o in quello indù». Il punto è allora «il machismo, il patriarcalismo, che esistono e caratterizzano gruppi di uomini anche in Occidente».

Gruppi di uomini che in questo caso specifico, però, sono originari del Nord Africa e del Medio Oriente: così indica la polizia tedesca.

«Anche nella stagione dell’emigrazione italiana da Sud a Nord la polemica era centrata sul rapporto dei “terroni” con le donne. Uno degli aspetti a mio parere sottovalutato è l’elemento di estraneità. Chi è in un’altra città, o all’estero a volte fa cose (più o meno gravi) che non farebbe in un contesto di controllo sociale più rigido, in patria. Si pensi, per esempio, al turismo sessuale degli europei, cristiani, in Thailandia o a Cuba. Il disprezzo della donna, in particolare di un altro popolo, è tragicamente più profondo dell’essere legato a una sola cultura, altrimenti non avremmo avuto gli stupri etnici nella ex Jugoslavia».

Per quanto in Europa, soprattutto in Italia, persista una cultura machista, dai tempi delle nostre nonne molto è cambiato. I fatti di Colonia non ci riportano indietro?

«C’è uno sfasamento temporale. L’accesso delle donne all’istruzione scolastica, al mondo del lavoro, l’allungamento dell’età del matrimonio e della maternità sono processi che abbiamo già vissuto. In altre aree del mondo sta avvenendo adesso. E la debolezza del maschio che comincia a capire di aver perso un ruolo è molto più recente. In molti Paesi, la legge comincia appena a garantire alle donne i diritti fondamentali, che per noi sono stato trampolino per la trasformazione sociale».

La questione, dunque, non è di religione islamica? Molti degli assalitori, tra l’altro, erano ubriachi, non il ritratto del perfetto musulmano…

«Sono atteggiamenti legati a una cultura patriarcale che prescinde da un’appartenenza religiosa. Destinati a essere superati con l’integrazione».

Il nodo, però, sta nei numeri: mai l’Europa si era confrontata con arrivi così cospicui da Sud e da Est. Come si concilia con i nostri traguardi femminili un’ondata di persone provenienti da culture machiste?

«Questa è la domanda delle domande. È non è solo un problema di numeri, ma anche di velocità dei processi. Questi due fattori ci costringeranno a ripensare il patto sociale in presenza di un marcato e imprevisto pluralismo. Dovremo decidere che cosa ci tiene assieme. La legge e poi che cosa ancora? Il dibattito è in corso. E la questione femminile sarà dirimente».

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