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Unioni civili e family day

Family day in salsa veneta. Zaia e Tosi fanno finta di litigare, per giocare a scavalcarsi su chi è più allineato con le posizioni degli organizzatori della manifestazione romana (neanche con la Conferenza Episcopale o con il Papa, a loro volta scavalcati dalla base cattolica organizzata). E intanto decidono entrambi la loro partecipazione in veste ufficiale alla manifestazione: che, lo ricordiamo, rappresenta la mobilitazione di alcune importanti organizzazioni cattoliche, ma non dei cattolici. Questo perché, come molti sondaggi hanno già ampiamente mostrato, la base cattolica è divisa: e se sulla questione delle adozioni la cautela e anche la contrarietà sono molto diffuse, sul riconoscimento delle unioni civili anche omosessuali, il mondo cattolico, come quello laico, è maggioritariamente favorevole – mentre il comitato organizzatore del Family Day chiede il ritiro integrale del disegno di legge Cirinnà, non solo uno stralcio della parte relativa alle adozioni. Sorprende quindi che la Regione Veneto, insieme alla Lombardia e alla Liguria, abbiano deciso la presenza di una delegazione ufficiale (nel caso di Lombardia e Liguria – del Veneto sappiamo solo dalle dichiarazioni degli altri presidenti di regione – con tanto di gonfalone), alla manifestazione romana: un conto è infatti la legittima presenza dei leader (Zaia peraltro ha annunciato che sarà all’inaugurazione dell’anno giudiziario) o di altri esponenti politici. Tutt’altro conto è l’utilizzo dei simboli regionali: che dovrebbero essere usati con estrema parsimonia e solo per motivi istituzionali, non certo per mostrare uno schieramento politico-valoriale, dato che essi rappresentano tutti i cittadini, e non solo una parte di essi. Oltre tutto, si tratta di una parte minoritaria nello stesso schieramento di centro-destra che governa queste regioni: che, come noto, nella maggior parte dei suoi esponenti istituzionali (a cominciare da Silvio Berlusconi per Forza Italia), e soprattutto nel suo elettorato, è in prevalenza favorevole al riconoscimento delle unioni civili e in specifico dei diritti dei gay.

Nel frattempo in casa PD, mentre Renzi dice che la legge non è rinviabile, essendo l’Italia l’unico paese europeo a non regolamentare le unioni civili, e il partito ne sostiene l’approvazione con una maggioranza schiacciante sia tra i suoi eletti che tra i suoi elettori, un senatore veneto, Dalla Zuanna, pur favorevole al disegno di legge (e anche all’adozione del figlio già nato, prevista anche dalla normativa esistente), presenta come primo firmatario un emendamento contro la gravidanza surrogata – che prevede addirittura il carcere e pesantissime pene pecuniarie per chi ricorra a questa pratica, vietata in Italia – attirandosi gli strali dei militanti. Il problema di quello che normalmente viene chiamato utero in affitto è serio, essendo una pratica controversa e giudicata degradante e classista anche da molta parte del mondo femminista, seppure legale in diversi paesi. Peraltro si tratta di una pratica utilizzata sia da coppie eterosessuali che non possono avere figli sia da coppie omosessuali, maschili in particolare (in cifra assoluta probabilmente in numero maggiore da eterosessuali, in percentuale probabilmente da omosessuali, per ovvi motivi di impossibilità biologica); e peraltro il dibattito è aperto, perché se è vero che in molti casi è una prassi volgarmente economica, in taluni casi può essere un atto gratuito, ancorché controverso, di gestazione per altri, come preferiscono chiamarla nel mondo Lgbt. Ma il problema non è il merito in sé, che potrebbe essere affidato a una normativa e a una discussione specifica, quanto l’averlo legato alla legge di riconoscimento delle unioni civili, colpendo di rimbalzo i diritti degli omosessuali.

Per parte nostra crediamo che la legge possa e debba essere approvata immediatamente: l’opinione pubblica, anche in Veneto (quello che una volta veniva descritto come il Veneto bianco e cattolico), è anch’essa ormai maggioritariamente a favore di essa. Altre discussioni, su altri temi, potranno legittimamente essere affrontate in altra sede, e per tutti.

I diritti civili e la politica, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 24 gennaio 2016, editoriale, p.1

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