stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

“Perché noi intellettuali chiediamo giustizia per Regeni”

Stefano Allievi: “Perché noi intellettuali chiediamo giustizia per Regeni”

L’islamologo spiega la mobilitazione in rete dei docenti universitari di tutto il mondo, con 4mila firme: “Non vogliamo solo libertà di ricerca ma anche migliorare le condizioni di vita nei paesi musulmani”

di FRANCESCA CAFERRI

Invia per email
Stampa

16 febbraio 2016

0
LinkedIn
0
Pinterest
Stefano Allievi: "Perché noi intellettuali chiediamo giustizia per Regeni"Stefano Allievi ROMA - Stefano Allievi è uno dei massimi esperti di Islam in Italia. Insegna Sociologia all’università di Padova: negli anni, attorno a lui ha visto passare una schiera di giovani ricercatori. Determinati, appassionati e tenaci: come Giulio Regeni. Anche per questo non ha esitato a firmare fra i primi l’appello lanciato dagli accademici britannici e sottoscritto da oltre 4500 esperti di tutto il mondo per chiedere verità sulla morte del ricercatore ucciso al Cairo.

Professor Allievi, perché questa firma?
“Perché se non è compito degli accademici, come me, dire di chi è la colpa, non possiamo neanche accontentarci di verità pro-forma. Ho firmato l’appello per chiedere giustizia per Giulio Regeni perché credo che difendere la libertà di riflessione, la possibilità di studiare e dire quello che accade sul terreno sia importante e necessario”.

Ne ha visti passare a dozzine intorno a Lei: chi sono i ricercatori come Regeni?
“Non sono né eroi né vittime: sono, appunto, ricercatori. Come lo sono io. Giulio Regeni è morto mentre faceva un lavoro prezioso, quello di raccogliere informazioni sul terreno. Il lavoro che fanno persone come lui è prezioso perché aiuta ad aprire spazi di trasparenza e di circolazione di idee che sono utili a tutti: studiosi, diplomatici, governi. La ricerca non deve seguire le vie della politica nè quella della diplomazia, non parla il loro linguaggio, non si riconosce nei loro compromessi: la ricerca è indipendente e racconta quello che accade “.

Che si aspetta da questo appello?
“Se noi accademici ci siamo impegnati con questo appello, non è solo per reclamare più libertà di ricerca per i ragazzi come Giulio Regeni, ma per migliorare le condizioni di vita di chi è in certi paesi, come l’Egitto. In definitiva, la ricerca serve a questo. Capire quello che accade lì, interpretarlo, diffonderlo. Queste sono cose importanti: lasciare ai ricercatori la libertà di capire è importante”.

Ma questo non rischia di rimanere un pezzo di carta a margine di questa tragedia?
“No, non penso che questa azione resterà solo sulla carta: l’appello ha già prodotto conseguenze, il governo egiziano si è sentito in dovere di rispondere, cosa che non è affatto comune, di solito evitano questi dibattiti. Ma noi vogliamo di più. Non stiamo puntando il dito, non diciamo chi è il responsabile di questamorte: anche per questo ho firmato, perché non è un appello ideologico il nostro. Vogliamo però creare le condizioni perché si aprano spazi di maggiore trasparenza e libertà nelle realtà in cui operano i ricercatori. Anche in nome di Giulio Regeni”.

Leave a Comment