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Avanti un altro: la nuova legge anti-moschee del Veneto

Alla Lega e alle altre forze di governo in Veneto, piace vincere facile. E così si sono approvate la loro legge anti-moschee, che in questo momento è come far piovere sul bagnato. Incuranti delle proteste delle altre confessioni religiose: sia quelle minoritarie (come i valdesi), sia quella cattolica. Quest’ultima è intervenuta pesantemente attraverso le parole del Patriarca di Venezia, monsignor Moraglia, che su questo tema ha voluto esporsi in prima persona (come a Milano ha fatto il cardinale Scola, ex-patriarca di Venezia, oggi a Milano, altra terra dove la Lega ha imposto una legge anti-moschee ancora più grave di quella veneta), con parole dure come le pietre necessarie a edificare, visto che si tratta di una discriminazione religiosa travestita da norma urbanistica: “l’urbanistica come strumento di esclusione e segregazione”. Come ai tempi del Ghetto di cui abbiamo appena ricordato il cinquecentenario. Moraglia, peraltro, è intervenuto per difendere lo stesso diritto dei cattolici di costruire chiese dove vogliono, e non solo in periferia, tra i centri commerciali, in aree destinate ai servizi, lontani dalle abitazioni: perché la legge rischia di produrre anche questo effetto. Periferizzare, anche fisicamente, le fedi.

Lo diciamo subito: questa normativa non serve a niente, se non a incassare il dividendo della paura dell’islam, che oggi si vende alla grande, per motivi naturalmente comprensibili, ma che nulla hanno a che fare con le moschee. Vale la pena ricordarlo: le moschee (in realtà, sale di preghiera, più o meno precarie) sono tra i luoghi più controllati e meglio conosciuti d’Italia. Se non ci credete, chiedete ai carabinieri, alla polizia, alla Digos, ai servizi di sicurezza: ve lo diranno loro. E vi diranno della collaborazione, normalmente, della dirigenza delle moschee, e della presenza abbondante di informatori. In più, spesso, ci sono anche i servizi di intelligence dei paesi di provenienza degli immigrati, che temono un contagio islamico antigovernativo. Il problema del terrorismo dunque non è lì, se non per sporadici casi: sta su internet, semmai. Non c’è un solo esperto di terrorismo e di islam che chieda quello che chiede la legge contro le moschee: al contrario, suggeriranno che siano di più e a cielo aperto, perché producono controllo sociale. Ma a Palazzo Ferro-Fini sono più esperti degli esperti, e quindi hanno deciso cosa è bene per noi: stigmatizzare l’islam, e con esso la stragrande maggioranza dei musulmani innocui e tranquilli, per colpire non l’Isis, che è solo una comoda scusa, ma i processi di integrazione. Se questi riuscissero, infatti, tanti predicatori identitaristi non avrebbero più nulla da dire e da fare: una sindrome tipica di chi non sa vivere senza un nemico, perché di suo non ha molte altre ragioni per esistere. Mentre sfavorendo l’integrazione anche dei buoni (il riconoscimento della propria identità religiosa è questo: un segno e un simbolo di integrazione, di riconoscimento reciproco), si alimenta il conflitto, che è il carburante che alimenta i predicatori di xenofobia.

Non c’è dubbio che i luoghi di culto vadano regolamentati. Ma ci si decida: se non si vogliono più quelli provvisori, non dichiarati, periferici, nascosti, si dica un sì forte e chiaro a delle belle moschee, riconoscibili e aperte, visibili e accessibili, in cui il culto si possa esercitare con dignità e fierezza, nella pulizia interiore ed esteriore, non in ambienti forzatamente carbonari. Se non si vogliono le moschee vere e proprie, si avranno quelle marginali e marginalizzanti, non accoglienti né per il credente musulmano né per chi ci vive intorno. E lasciare l’ultima parola alla discrezionalità dei sindaci pare una scelta pilatesca e di chiusura, data la nota apertura delle amministrazioni venete sul tema. Insomma, con questa legge si avranno meno luoghi di culto e maggiore frustrazione dei credenti qualsiasi, che certo non avranno motivi per essere grati, almeno su questo piano, al territorio che li accoglie: davvero un eccellente risultato, se l’obiettivo è favorire l’integrazione degli immigrati.

Con buona pace della libertà di culto, garantita dalla Costituzione, nei confronti della quale, altrove, ci ergiamo, giustamente, a difensori.

Un’inutile legge “contro”, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 7 aprile 2016, editoriale, p.1

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