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Pannella visto dal Nordest

Dal Veneto – dal mondo politico veneto – sembrerebbe di parlare di un alieno, di un foresto irricevibile. La sua cultura politica – ultraminoritaria a livello nazionale – lo era ancora di più dalle nostre parti. Una laicità radicale, ma un richiamo continuo alla coscienza dei credenti. Una cultura liberale profonda, laddove l’idea stessa di liberal è assente dalla politica. Una fede laica, priva di clericalismi, laddove (soprattutto in politica) prevale un clericalismo per lo più privo di fede. L’insistenza forte sui principi, nel mondo delle mediazioni. La ricerca del salutare e onesto conflitto tra opininioni – la logica dei referendum è questa – laddove si preferisce accomodare. L’apertura al mondo – la battaglia sulla fame, quella sulla moratoria sulla pena di morte, la creazione del partito radicale transnazionale, con candidati e dirigenti anche stranieri – nel mondo della chiusura dentro se stessi, nella propria piccola terra. Una politica profondamente contaminata dalla cultura, laddove la cultura (che c’è) non è quasi mai diventata politica. Il desiderio di sparigliare, di affrontare i discorsi scomodi, sempre e comunque, non solo con le parole, ma con l’esempio, le azioni clamorose e di rottura, le disobbedienze civili, in un mondo politico dove tra il predicare bene e il razzolare male non c’è alcuna contraddizione, e dove sono prevalenti le obbedienze incivili. Un onesto e magari gioiosamente infantile e egocentrico anticonformismo, laddove si impara da piccoli a recitare la parte degli adulti, scafati e conformistizzati. Infine, un oppositore cronico, perennemente controcorrente, ma con un senso delle istituzioni e della responsabilità civile più unico che raro, capace di andare al di là degli steccati e delle appartenenze (tanto da fargli suggerire l’elezione del cattolicissimo e da lui culturalmente lontanissimo Scalfaro a presidente della repubblica, perché di questo in quel momento c’era bisogno), laddove si preferisce andare con la corrente, ma delle istituzioni servirsene, anziché servirle. E tutto questo, con stile, anche nella polemica, con signorilità, anche nella marginalità numerica e culturale.

Ecco, mi sembra che abbia rappresentato questo, Marco Pannella, per la politica. E sia per questo che il suo lascito, qui, nella cultura politica del Nordest, non ha attecchito, e le persone che si richiamano ad esso sono poche. E sia proprio per questo tanto più prezioso.

Marco, la fede laica e i credenti, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 20 maggio 2016, p.1

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