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La Lega, le donne sindaco, i gay: come ti cambio una cultura

Con i matrimoni omosessuali celebrati, rispettando la legge ma disobbedendo alle posizioni ufficiali della Lega, da due sindache leghiste, Sara Susanna di Musile e Maria Scardellato di Oderzo, non si è aperto solo uno scontro politico interno, ma una vera battaglia culturale, che tocca il nucleo profondo dell’etica leghista. Grazie a questa presa di posizione forte e dissonante, infatti, si aprono non una ma due questioni tra loro collegate. Non solo la Lega scopre le donne attraverso i gay. Ma scopre i gay attraverso le donne. Entrambe – donne e gay – minoranze culturali, oltre che numeriche, nel partito. Entrambe novità nel panorama culturale leghista. Ed entrambe potenzialmente foriere di conseguenze significative e di lungo periodo, al di là della cronaca politica locale.

La prima è che le donne si rendono visibili in quanto tali, con una posizione dissonante rispetto a quella espressa dai capi gerarchici (maschi). Già è raro il dissenso, in quello che insieme al M5S, e a dispetto dell’obiettivo federalista, è l’ultimo partito centralista. Ma mai si era manifestato attraverso una demarcazione di genere. Non assoluta: siamo sicuri che molti uomini nella Lega la pensano come le sindache, così come molte donne sono in disaccordo con loro – ma significativa, anche per il tema su cui avviene. Nel partito più platealmente maschilista, machista e celodurista d’Italia (altri magari lo sono quasi altrettanto – come è difficile – ma fanno almeno finta di non esserlo), spunta la differenza di genere: attraverso una questione di genere, anzi, di gender. Che tuttavia non riguarda loro stesse (il potere interno al partito, le quote rosa, magari, cui sono contrarie, o una qualche normativa al femminile), ma concerne una materia legata ai sentimenti e ai valori profondi della persona umana – e ai diritti umani fondamentali. Sentimenti e valori e diritti che vivono un cambiamento che la Lega non accetta, e del cui rifiuto ha fatto una bandiera (anche se non sono mancati casi – qualcuno diventato pubblico – di presenze omosessuali; ce ne sono anche all’interno delle culture e delle istituzioni più omofobe: esercito e chiesa insegnano). Incidentalmente, la celebrazione dei matrimoni a norma di legge, al contrario del boicottaggio promosso da altri sindaci leghisti, va a toccare anche la questione del rispetto delle leggi in quanto tale, mettendo in questione un certo ribellismo che la Lega si porta con sé dalla sua genesi, ma che mal si concilia con le funzioni amministrative e istituzionali che la Lega affronta ormai da decenni, laddove governa.

Queste donne della Lega hanno deciso di rendersi autonome in casa propria: “padroni a casa nostra”. Al rischio di vivere da separate in casa. Nel partito più cattolicista, ancorché scarso di cattolici praticanti e con un pantheon celticheggiante o incline all’adorazione del dio Po, e costantemente in polemica durissima con la chiesa (a cominciare dalla questione immigrati); nel partito più familista (riferito al modello della famiglia tradizionale, ancorché poco praticato dai suoi pluriseparati leader, da Bossi a Salvini) e dunque anti-abortista e anti-gay (i macho lo sono sempre); nel partito degli uomini duri (che nell’immaginario hanno sempre mogli morbide e accondiscendenti) – spuntano le dure di un inedito femminismo verde. E si rendono visibili su un terreno assai scivoloso per la Lega: quello del diritto alla diversità (quella sessuale: ma si sa, il rispetto di ogni diversità porta con sé la pericolosa tendenza al rispetto di tutte le diversità – un domani anche quella etnica e razziale o religiosa), e più in generale della sfera dei diritti ‘liberale’, mai troppo praticata e ancora meno teorizzata, dalle parti della Padania.

E’ una rivoluzione culturale, e forse una rivoluzione interna. Che potrebbe implicare una nuova stagione. Con un maggiore protagonismo femminile, e una maggiore apertura sui diritti in generale. Che può solo fare bene alla Lega. Nel lungo periodo crediamo sarà la linea vincente. Per quante polemiche interne possa oggi sollevare.

La secessione dei diritti. Il femminismo verde, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 14 ottobre 2016, editoriale, p.1

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