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Ancora sul bilinguismo in Veneto: la lettera di un sindaco, la mia risposta

A seguito di un mio editoriale sulla proposta di legge sul bilinguismo (che si trova qui), ho ricevuto la lettera di uno dei promotori del progetto, il sindaco di Santa Maria di Piave Riccardo Szumski. Di seguito, il testo della lettera e la risposta che il giornale mi ha chiesto.

Gentilissimo signor Allievi,

nessuna presunzione da parte di Santa Lucia di Piave ne mia di dettere L’ agenda a chicchessia. Il sostegno al PdL 116 con il numero di abitanti minimo previsto dalla legge e invece un tentativo previsto dalla legge,l’ennesimo , di portare al centro del dibattito la questione del Veneto.

Poco importa che io sia convinto che questo Stato sia irriformabile così come voglia la Indipendenza del Veneto. E’ la situazione che è drammatica e viene dalla analisi dei dati di fatto.

Pochi giorni fa il Presidente del Consiglio ha tuonato contro la UE per i 20 miliardi che la Italia versa ricevendone solo 12 di ritorno. Esattamente come il Veneto che versa 73 milioni ricevendone solamente 53 di ritorno. Vogliamo aggiungere burocrazia, tassazione esagerata, trattamento ulteriormente diverso come ora la proposta del bonus per le assunzioni al sud nel 2017. Venendo al mio lavoro di medico ,vedendo una continua diminuzione di prestazioni erogate ai cittadini che pur pagano sempre le stesse tasse mentre le Sanità delle altre regioni sono enormente più responsabili di disavanzi ed inefficienza. Senza la pretesa di dire che qui siamo perfetti.

Orbene se le risposte non arrivano dalla politica maggiore cosa dobbiamo fare noi sindaci che siamo in trincea ogni giorno. Anche ora che sta piovendo ed è sabato io sono fuori , da solo , a controllare torrenti e fossi.

Perché capisce che a fronte di 33 milioni di tasse ( Irpef ed IVA) e 3 milioni duecentomila euro  di tributi locali che pagano i cittadini di Santa Lucia con il risultato di avere di ritorno 0( zero) euro , vedersi sottrarre 200 mila euro di IMU di propria pertinenza, scialacquare 400 mila euro in insensati burocratici procedimenti per conto dello Stato , utilizzare i  restanti 2 milioni 600 mila per far funzionare il comune offrendo servizi ai cittadini dall’ asilo nido al trasporto pubblico e via discorrendo , qualche malessere lo abbiamo tutti.

Le risposte quali sono ? La sua affermazione è che questa proposta non va approvata e basta ed elenca solo criticità .

Cosa propone, di fattibile e concreto , fattibile sia chiaro, in alternativa che non siano i soliti discorsi generali?

Perché non abbiamo più tempo né voglia di attendere che altri elaborino il niente.

Perché vogliamo sopravvive prima e progredire anche perché ne siamo capaci in quanto la nostra diversità e’ storica.

Distinti saluti

Riccardo Szumski

Sindaco di Santa Lucia di Piave

Gentilissimo signor Sindaco,

la ringrazio per le sue parole accorate e la sua domanda, e le rispondo volentieri.

Lei lamenta giustamente sprechi e burocrazia: questa legge aumenterebbe gli uni e l’altra, senza aggiungere nulla ai servizi che hanno bisogno di essere potenziati – anzi, per finanziare dove non serve bisognerebbe tagliare dove serve. Ed è per questo che va discussa. E a mio parere respinta. Anche per l’impianto culturale che propone, persino peggiore delle inefficienze e dei costi che produrrebbe. Perché si prende la direzione sbagliata.

Andando al concreto: se avessi risposte a tutto, mi candiderei al posto di Zaia – le risposte spettano al governo regionale e nazionale, dopo tutto. E se non arrivano, protesterei con loro. Palazzo Chigi e Montecitorio, ma anche Palazzo Balbi e Palazzo Ferro-Fini, che troppo spesso mostrano la stessa distanza dai problemi reali. Ma qualcosa mi sento di dire.

Non credo che abbiamo bisogno di ulteriori progetti divisivi. Abbiamo bisogno di unire. Intorno a progetti concreti. Aggiungo, con efficienza. Lei parla giustamente dei milioni che la Regione perde, in termini di fiscalità: è notizia di questi giorni che rischia però di perderne oltre 100 di fondi europei su ricerca, sviluppo e innovazione, per incapacità o difficoltà nello spenderli. Certo che lo squilibrio è molto maggiore. Ma è solo un esempio. Per dire che non dobbiamo chiuderci nel Veneto, dobbiamo aprirci all’Europa (anziché secedere da essa) e al mondo globalizzato, come fanno i nostri imprenditori e artigiani, e in modo diverso coloro che hanno ripreso a emigrare per cogliere opportunità altrove, e talvolta tornare a investire qui, come già sta succedendo. E’ questo il Veneto da valorizzare: non quello che contempla il proprio ombelico, ma quello che dalla dignità di una lunga storia, guarda fuori e oltre essa. Non basta dire “prima i Veneti” per essere anche primi: spesso è una scusa per giustificare le proprie debolezze, non una dimostrazione di forza.

Invece di investire su una lingua peraltro vivissima e che non ha bisogno di alcun aiuto, investiamo su conoscenze, istruzione superiore (il Veneto ha meno laureati persino della media nazionale, che già è bassissima rispetto agli altri paesi), alfabetizzazione (tutta: da quella di base a quella tecnologica – la banda larga non basta, se non la si sa usare), innovazione, progetti sociali coinvolgenti, parole d’ordine capace di aggregare costruttivamente (ne vede una sola, in questa regione, da anni?). Individui e imprese lo fanno, con fatica e competenza. Le istituzioni, anche locali, dove sono?

Insomma, bisogna mettere al lavoro le competenze e le eccellenze del Veneto. Per farlo occorre una classe dirigente preparata (che, personalmente, non vedo: e non parlo dei sindaci, ma da quel livello in su, maggioranza e opposizione insieme), e voglia di sfidare il mondo, non di chiudersi a casa.

Cordialmente

Stefano Allievi

Meglio progetti che uniscono, non idee di retroguardia: serve una classe dirigente preparata, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 22 novembre 2016, p.3

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