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La caduta di Bitonci e il ruolo dell’opposizione

Alcuni amici si sono un po’ risentiti di un mio commento a caldo sulla caduta di Bitonci, che ai loro occhi sembrava devalorizzare il ruolo dell’opposizione in consiglio comunale (il testo si trova qui).

Ne approfitto per fare ammenda e chiarire meglio il mio pensiero.

Quando parlo di suicidio politico di Bitonci (e non di omicidio o di congiura di palazzo) intendo dire che è caduto per suo demerito. Ci ha pensato da solo a rovinare il vasto consenso che aveva ottenuto nella città, con contenuti sbagliati e uno stile politico e di leadership rancoroso e divisivo (ne ho parlato nel mio duro editoriale su “Corriere del Veneto”, qui ). Il giocattolo l’ha distrutto da solo, a seguito di una valanga di errori che non può imputare ad altri, perché sono tutti suoi.

L’opposizione, e in particolare il Partito Democratico, insieme a Padova2020 (il M5S assai meno) ha fatto un benemerito e indispensabile lavoro: opponendosi appunto. Puntualmente in consiglio comunale, molto meno nel coinvolgimento della città. Penso al lavoro puntuale sulle delibere, sul bilancio, sulle attività degli assessorati, sulle loro inadempienze; ma anche ai durissimi scontri sul metodo, sui regolamenti, che erano contrasti politici di sostanza – condotti con pervicacia e anche qualche elemento di creatività. Infine, è stato prezioso il lavoro svolto con discrezione nell’ultima fase, che ha condotto alla raccolta delle firme. Tutto questo per dire che non sottovaluto affatto il lavoro svolto in consiglio, e anzi ne approfitto per rendere merito a chi l’ha fatto, e pure (e chi mi conosce sa che un po’ mi costa…) alla scuola politica che l’ha prodotto. Semmai in diverse occasioni mi è parso di vedere che il contrasto fosse fin troppo puntuale: nel senso che tutta l’attenzione e la fatica erano concentrate sull’opposizione a specifici provvedimenti – che era doveroso fare – e molto meno sul disegno alternativo. Si giocava di rimbalzo, insomma. E qui veniamo alla seconda parte del ragionamento (che non ha altra pretesa che quella di essere un contributo alla discussione).

Quando dico che nonostante tutto questo l’alternativa a Bitonci ancora non c’è, intendo innanzitutto evidenziare un problema. Non è detto che tutti debbano saper fare tutto, e che tutti i ruoli siano in capo alle stesse persone. Ma – da osservatore ‘empatico’ – mi pare abbastanza evidente uno scollamento netto tra quanto accade in consiglio comunale e tutto il resto, a cominciare dal necessario coordinamento con altre attività, di partito e non. E ugualmente mi pare evidente che non si possa dare per presupposto un legame reale tra quanto accade nell’aula consiliare e quanto ne comprende, e soprattutto quanto vive e percepisce la città. Bisogna costruirlo: ed è pericoloso darlo per scontato.

La mia riflessione si colloca dunque su un altro piano. Fare bene opposizione non basta: occorre avere una proposta alternativa basata su un’idea seduttiva e coinvolgente di città, su reti relazione estese al di fuori del mondo politico, su una capacità di elaborazione programmatica innovativa e dirompente, che presuppone la mobilitazione di competenze e di risorse che non sono presenti né in consiglio comunale né all’interno delle forze politiche di opposizione nel loro complesso (vale per il PD come per altri).

È lo stesso rimprovero che facevo alla precedente rappresentanza consiliare in regione (e anche a quella attuale): va bene, c’è l’opposizione, ma dov’è l’idea alternativa di Veneto, il progetto in grado di attrarre, su cui coagulare il consenso in grado di sviluppare un’alternativa di governo? Su quello non si è fatto nulla. E infatti si è perso. Malamente. E, aggiungo, meritatamente. E andando avanti così ci sono tutte le premesse per riperdere domani. Non vorrei si ripetesse lo stesso scenario anche a Padova. Una batosta, francamente, ci sarebbe anche bastata, visti i risultati.

Occorre prendere atto serenamente e accettare, con un minimo di indispensabile umiltà, che le forze politiche (intese come rappresentanze istituzionali), a cominciare dal PD, non sono autosufficienti, e non possiedono al loro interno né le competenze né – a mio parere – una leadership adatta a svolgere questo indispensabile lavoro di collante e di ricostruzione del tessuto sociale che collega la politica alla città che dovrebbe governare. Una leadership che possa interessare, coinvolgere e sedurre all’esterno del PD (e anche di Padova 2020, per dire), e conquistare la maggioranza dell’elettorato, intendo.

Con l’opposizione fai bene opposizione. Con un progetto che vale la pena sostenere e con una leadership che hai voglia di seguire o con cui è interessante collaborare, coinvolgi la città e vinci le elezioni. La prima cosa non produce necessariamente la seconda. Non accorgersene a mio parere significa non cogliere il profondo scollamento tra Palazzo Moroni e la città. Anche perché a quest’ultima non interessa tanto chi vince (e questo le forze politiche fanno fatica a capirlo, tutte prese dal loro gioco…). In questo senso la caduta di Bitonci è solo una precondizione, non un risultato in sé. Ma interessa cosa intende fare chi si propone alla guida della città. Il “non essere Bitonci” non è abbastanza. Anche perché Bitonci non è né morto né sepolto: tornerà, più incattivito di prima, e con una determinazione, e pure una potenzialità di riuscita, persino maggiori, nonostante gli errori fatti.

Aggiungo che è un lavoro – quello di costruire l’alternativa – che non è in carico necessariamente alle stesse persone che fanno l’opposizione. Anzi, è proprio la mancanza della parte esterna a Palazzo Moroni a caricare sulle spalle della parte interna responsabilità che non le competono necessariamente, anche se sarebbe auspicabile vederle unite. Ci vuole col-laborazione, insomma: lavorare con, insieme, ad altri.

Ecco perché l’alternativa bisogna costruirla in dialogo e in rapporto con la città e a partire da essa. Altrimenti dopo aver fatto bene opposizione si riperde…

Bisogna ripartire con ascolto ed umiltà. Senza troppo vantarsi o rivendicare. Facendo rete. Con calma. Senza farsi dettare l’agenda da nessuno. E senza nemmeno proporla da soli (i partiti non ne sono capaci – nessuno): ma chiedendo a chi lo sa fare di aiutarli a costruirla. E migliorandola nel confronto. O non si va lontano.

Oggi siamo in una fase diversa. Non si tratta più di dire no alle iniziative sbagliate del sindaco. Oggi si tratta di costruire un progetto di città: una cosa molto più grossa, e che deve riguardare molte più realtà. Bitonci si ripresenterà, riproponendo la sua idea di città. Chi non è d’accordo dovrà presentarne una diversa e innovativa, visto che con quella delle scorse elezioni ha perso…

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