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Le lezioni di una sconfitta

C’erano dei problemi? C’erano.

L’onda lunga internazionale, la paura, la rabbia, l’insicurezza, il senso di rivalsa – più che di rivolta – almeno verbale nei confronti del potere, qualunque fosse, giocavano contro la vittoria del Sì. Brexit, Trump…

Il fatto che, in Italia, la partita fosse diventata “governo contro tutti”: neanche forze politiche di maggioranza contro forze politiche di opposizione, ma proprio governo. Che non è il massimo, di questi tempi: istituzioni contro tutto il resto, nel periodo storico di minore appeal assoluto delle istituzioni, diventate ovunque il bersaglio della rabbia popolare, a ragione e anche a torto.

Problema correlato: il fatto che la proposta di riforma fosse di origine governativa e non parlamentare (una critica giusta, di principio, del fronte del No: anche se non avrebbe potuto essere diversamente, con queste forze politiche e questo parlamento), e che il suo portabandiera fosse il capo del governo.

Non poteva andare diversamente, come risultato (anche se sono tra chi ha sperato il contrario, e ha fatto quello che poteva perché il risultato fosse diverso). Ma in termini numerici la sconfitta è superiore al peggiore degli scenari, per i sostenitori del Sì.

Unica buona notizia: l’alta partecipazione. In democrazia è un fatto positivo, sovrano, in senso forte, e non si discute. Anche se non c’è dubbio che, dal lato del No, si è votato soprattutto su altro, tutt’altro, rispetto al merito della riforma.

Crediamo sia un’occasione persa, per il paese. Ma bisogna trovare la lucidità necessaria per cercare di ricostruire. Costruire cosa? Il cambiamento: un altro cambiamento, un cambiamento diverso, con altri forse. Ma di riforme questo paese continua ad avere urgente bisogno. Anche – eccome – di quelle istituzionali e costituzionali.

Vedremo come, con chi, quando. Si allontanano, ma restano indispensabili: speriamo non irraggiungibili.

Ora c’è da trarre le dovute lezioni dalla sconfitta. Renzi fece uno dei suoi migliori discorsi il giorno della sconfitta alle prime primarie con Bersani: quando perse. Accettò la sconfitta. E si mise a provare a organizzare la rivincita.

Sulla partita delle riforme costituzionali una rivincita, a breve, non sarà possibile. Purtroppo per il paese. L’occasione è persa, comunque rinviata sine die. La casta minore, quella che appare meno, festeggia in silenzio: i senatori che non perderanno il lavoro, i consiglieri regionali che non si vedranno ridotto lo stipendio, il Cnel, persino… Gli immobilisti di ogni genere e specie.

Ma c’è la partita del governo, il vero sconfitto di questo referendum. Che della sconfitta dovrà trarre le conseguenze. A cominciare dal premier. Con un passo indietro il più possibile netto, marcato. Che lasci spazio ai molti, troppi padri della vittoria del No, che già si stanno intestando, in polemica tra loro, una vittoria che non è di nessuno di loro. Non sappiamo se si potrà immaginare una rivincita, un domani. Troppe variabili in gioco, ancora non chiare, in questo momento.

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