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Amministrative 2017: scenari padovani

Con l’avvicinarsi delle elezioni, il paesaggio politico locale comincia a delinearsi.

Bitonci, sconfitto da se stesso (sfiduciato dai suoi alleati), si ripresenterà: e, a meno di cambiamenti clamorosi di scenario, arriverà al ballottaggio in quanto unico candidato forte della destra – con la determinazione di chi vuol prendersi la rivincita, con l’argomento di poter finalmente governare da solo, con l’aura di vittima che le modalità della sua caduta gli consegnano.

Nel centro-destra, è già chiaro che Forza Italia, nella sua versione ‘ufficiale’, lo sosterrà, emarginando chi localmente l’ha fatto cadere, costituendo un blocco obiettivamente forte. Altri candidati sono già in pista, e altri verranno: più o meno civici, più o meno centristi. Ma al dunque rappresentato dal ballottaggio finiranno per scegliere il candidato più forte dello schieramento – cioè, appunto, Bitonci.

Chi sarà l’altro candidato che arriverà al ballottaggio (dando per scontato che un quadro politico frastagliato non darà la vittoria al primo turno a nessuno)? Intanto, c’è l’incognita Movimento 5 Stelle. Privo, per ora, di un candidato all’altezza e di un minimo di radicamento. Ma che gode di un traino nazionale potentissimo. Che, in mancanza di alternative credibili, potrebbe portarlo al ballottaggio, e comunque drenare voti altrove: principalmente al centro-sinistra. Mentre quest’ultimo può arrivare con certezza al ballottaggio solo se unito, convinto e convincente. Cosa che al momento non è.

Il dato di partenza è che la coalizione di centro-sinistra ha due anime: Coalizione Civica e il PD. Il PD parte più ‘largo’, ha un radicamento e una tradizione di governo locale, ma è in calo di consensi tendenziale. Coalizione Civica parte da numeri più bassi (l’8% delle scorse elezioni), me è in crescita di reputazione locale. Pur non essendo di ‘peso’ uguale, sono dunque destinati a incontrarsi.

Coalizione Civica si presenta come movimento dal basso, che dalla base elabora il programma, anche se metà della sua dirigenza è composta da rappresentanti di micro-partiti di sinistra per niente nuovi e numericamente inconsistenti. In più ha posto una condizione suicida, che una parte della sua base sostiene a spada tratta, soprattutto in funzione anti-PD: che i partiti non si presentino con il loro simbolo. Facile per chi ha poco seguito elettorale; inaccettabile per il PD, che rappresenta molto di più, e oltre tutto con il suo simbolo porterebbe voti che altrimenti, semplicemente, mancherebbero.

Il Partito Democratico, nella sua dirigenza locale, in accordo con il centro e la destra non bitonciana, ha mostrato finora di voler cercare un candidato moderato, convinto che l’unica possibilità sia quella di vincere al centro. Con una modalità che sa molto di establishment e poco di partecipazione. Ma non senza polemiche e disaccordi interni, che potrebbero portare a dolorose rotture: la base si sente più vicina ad altre modalità ed altre sirene.

Il problema è che nessuno dei due può vincere senza l’altro, ma separati possono danneggiarsi reciprocamente. PD e Coalizione Civica possono arrivare al ballottaggio solo alleandosi. Presentando ciascuno le proprie liste (e le liste di appoggio che arriveranno); ma concordando fin dal primo turno sul candidato sindaco (che può essere anche un ticket in grado di rappresentare le due anime in gioco) e su un abbozzo di squadra di governo, oltre che di programma. E su questa base presentarsi ai cittadini, senza le mediazioni di un establishment che il vento della storia fa oggi percepire dai più come nemico, e il cui peso nella città è oggi inferiore a quello attribuitogli sulle pagine dei giornali. L’alternativa a questo percorso è arrivare divisi alle elezioni, con candidati diversi. E la certezza di perdere.

Elezioni a Padova. Se la sinistra gioca per perdere, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 25 gennaio 2017, editoriale, p.1

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