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Anti-Trumpismo

Sono stato contrario alle manifestazioni contro Trump. Lo sono ancora.

Le manifestazioni contro Trump dei primi giorni dopo l’insediamento sapevano tanto di democrazia a corrente alternata: le elezioni vanno bene solo se le vince il presidente che voglio io. E se le vince un altro, non è legittimo, e lo contesto. Qualcosa di già visto. Troppo spesso. Anche in Italia. Alle elezioni. Ma anche solo ai congressi di partito…

Sono invece sacrosantamente a favore di qualunque critica e iniziativa (o meglio ancora iniziativa critica) contro le decisioni prese da Trump. Molte delle quali, già oggi, sciagurate. Nella scelta dei collaboratori. E nelle politiche avviate. Le famose ‘firme’: che sì, se sono di un presidente, diventano azioni.

Trump va incalzato nel merito. Quando sbaglia, non qualunque cosa faccia. E ha già iniziato a sbagliare. Ma non in sé, non come persona, non per la sua casa, i suoi modi, i suoi soldi, i suoi capelli, le sue mogli, i suoi figli… Qualcosa, anche questo, di già visto. Anche da noi. E di profondamente sbagliato. Eticamente sbagliato. Profondamente eticamente sbagliato. Ma anche politicamente sbagliato. Alla fine, non funziona mai. E il boomerang finisce per tornare su chi l’ha lanciato. Perché si rafforza chi si intende criticare. E gli si dà un’arma in più: a lui, e ai suoi sostenitori.

Impariamo, ogni tanto, dai nostri errori…

Una risposta a Anti-Trumpismo

  • Anna Maria Cossiga scrive:

    Mi sembra ormai assodato che difficilmente, soprattutto in politica, si impara dai propri errori. Probabilmente perché si crede di non sbagliare. Oltre alle “manifestazioni a corrente alternativa”, mi è sembrato di cogliere sulla stampa americana che ho letto in questi giorni una sorta di frenesia anti-Trump che vuole semplicemente e comunque criticare. Spero di non vedere presto volare qualche boomerang che torna al destinatario. Almeno una delle scelte sciagurate sembra essere stata revocata, almeno per adesso. Ma potrebbero essercene altre. Ciò che mi spaventa dell’uomo non sono i suoi capelli, sua moglie, o quel dito indice appoggiato al pollice che pure, lo ammetto, mi innervosice; è la sua natura arrogante e mutevole, il suo non conoscere, le sue decisioni prese “on the spur of the moment”. In qualche articolo sulla stampa americana si è discusso su come poterlo allontanare, sul come fargli un impeachement. Sono frettolosi, gli americani, e anche un po’ viziati. Spero che quella definita la più grande democrazia del mondo (…) abbia i giusti anticorpi. Intanto sì, incalziamolo nel merito, e facciamolo duramente. E se ci saranno inziative critiche concrete, mi piacerebbe prendervi parte.

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