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“Nel mondo dei qualsiasi” (recensione)

  • Domenica 8 Gennaio, 2017
  • CORRIERE DEL VENETO, p. 12, Cultura & Spettacoli

POESIA

Stefano Allievi,

versi «Nel mondo

dei qualsiasi»

A chi, tanto innocentemente da diventare colpevole, afferma di non capire la poesia, suggerisco di leggere lo snello e nitido Nel mondo dei qualsiasi di Stefano Allievi (edizione Manni). Allievi – come si scrive – è o è stato «giornalista, professore, ricercatore, saggista, conferenziere, scrittore di altre cose» cioè di versi, poiché il rispetto e la conoscenza della Poesia impedisce a Allievi e altri (pochi) come lui di definirsi poeti. In questa sua recente prova poetica Allievi – sociologo e esperto di Islam – si dice con una chiarezza e immediatezza esemplari, senza tuttavia – e qui sta il difficile – mai diventare né autoreferenziale né intimista. I versi brevi, lo stile paratattico, la lingua consapevole del sostrato colto eppure quotidiana, fanno della sua scrittura uno strumento di indagine del circostante – microcosmo o mondo che sia – necessario e efficace: «mondo dei qualsiasi» appunto, realtà o apparenza che ci appartiene o a cui apparteniamo tutti. Così l’autore si misura senza velleità e solo confidando nell’onestà della scrittura con il pensiero di Dio e la guerra senza esito con l’assoluto, con l’amore felice e la difficoltà del comprendere l’altro, la nostalgia di un rapporto filiale e il peso e la gioia del ruolo genitoriale, con se stesso e le proprie falle come nella deliziosa «Leggo, scrivo non faccio di conto»: «leggo con furore/pacato/con desiderio non disperato/non abbastanza appagato // scrivo con parsimonia/non troppa, a essere onesto/ma con ponderazione/che è una forma (lieve)di moderazione//conti, invece, non ne so fare/in nessun campo.in nessun senso.in nessun modo/per nessuno scopo//la vita è un gioco//». La sfera del privato, presente e significativa, non assume tuttavia ruolo da protagonista nel buon equilibrio della raccolta poetica, chè la corda di una certa poesia civile suona con voce franca e costante. Una attenzione non scontata ai dettagli della vita sociale, uno sguardo acuto ma non acuminato che raccoglie piccole scorie, intrusioni, frammenti trascurabili, trasformati dalla intelligenza della scrittura in segnali manifesti di inciviltà, violenza, ignoranza: uno per tutti, quasi una canzone, la «Protesta di un cittadino presso l’assessorato alla cultura». Allievi sa tenere il registro tonale a mezza forza – anche il bando delle maiuscole è significativo – senza schiacciare mai il pedale fino in fondo, poiché ben conosce, da lettore innamorato e scrittore attrezzato, i pericoli dei vertici e degli abissi. Una pagina preziosa di teoria (e pratica) letteraria è «intro:poesia», più che un manifesto di poetica.

Isabella Panfido

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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