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Il Nordest che vuole ripartire

Partire è andarsene, allontanarsi verso una nuova destinazione. Ma anche cominciare, iniziare una nuova avventura. Armi e bagagli, come si dice. E infatti una volta le occasioni per partire erano date, spesso, oltre che dalla ricerca di cibo, dalle guerre, poi dalla febbre delle scoperte geografiche (sorretta da una concretissima brama di risorse), dalle avventure coloniali, dalla ricerca di merci preziose prima, e di nuovi mercati poi (a cui la Serenissima deve molto del suo florido passato), fino alle migrazioni, che hanno accompagnato tutta la storia, anche di questa area del mondo, e continuano a farlo, con rinnovata forza proprio negli anni e mesi più recenti, e che tutto ci dice che aumenteranno ulteriormente.

Partire è anche il punto d’appoggio – il blocco di partenza, appunto – da cui far scattare la propria corsa o la propria rincorsa. Ma il partire ha anche una dimensione drammatica: dal latino pars, parte, ha il significato di dividere, ma anche dividersi, separarsi.

All’inizio dell’epopea che nel recente passato ha fatto grande il Nordest, questo pezzo di mondo, dinamico e attivo, è partito, letteralmente: il suo boom è stato nell’aprirsi al mondo. Scoprendo, con nuovi prodotti, nuovi mercati, ma anche spostando produzioni, delocalizzando, scoprendo un mondo più grande di quello conosciuto da un passato in cui la scoperta si effettuava quasi solo nella forma di una dolorosa emigrazione. Quella partenza, ormai lontana nel tempo, ha esaurito, come noto, la sua spinta propulsiva. Nell’attraversamento del deserto che ha significato la crisi di questi anni, con le sue difficoltà, le sue depressioni (non solo di mercato), e i suoi lutti (chiusura di aziende ma anche suicidi di imprenditori), si tratta non di partire, ma di ripartire. Inevitabilmente con uno spirito diverso, e un entusiasmo meno accentuato, meno ingenuo e febbrile, più freddo e calcolato. Perché il mondo nel frattempo si è fatto più complesso, e il paesaggio – e il mercato – è cambiato. Un pezzo di Nordest ha continuato, dentro la crisi e nonostante la crisi, a muoversi, a innovare, a conquistare mercati, a esportare, a vincere. Ma partendo da un contesto che non si autopercepisce più come vincente, e che ha preso troppe batoste – per colpe non attribuibili a nemici esterni ma in larga parte proprie (si pensi ai fallimenti bancari, ai grandi scandali, alla incapacità di programmazione, alla mediocre gestione di molte opere pubbliche e di sciagurati project financing – ultima in ordine di tempo, la Pedemontana) – per mostrare quell’aggressività un po’ spavalda ma alla fine virtuosa che ne ha caratterizzato le azioni del passato. Che è passato, appunto.

Oggi, dopo una lunga crisi, si tratta di ri-partire. Che non è riprendere un percorso interrotto, ma seguire strade in gran parte nuove e più dense di pericoli (ma anche di opportunità) di quelle del passato: che presuppongono competenze maggiori, anche – da quelle banalmente linguistiche a quelle articolate in termini di analisi di mercato, di sofisticazione di strategie (non solo di prodotti), di solidità di strutturazione, di capacità di networking, di pianificazione. E’ un viaggio diverso: una volta si partiva, carichi di energie, quasi sulle ali dell’avventura, con l’entusiasmo degli esploratori e dei pionieri. Oggi il viaggio lo si deve programmare: bisogna sapere per dove, con chi, con quali mezzi e con quali risorse, talvolta anche per quanto tempo, con quanta capacità di resistenza. ‘Provarci’ non basta più. E, in più, si parte inseguendo altri, alla rincorsa di chi è riuscito a ripartire prima, perché è uscito prima e meglio da una crisi in cui il nostro sistema paese è ancora immerso.

Ma ripartire, l’abbiamo ricordato, significa anche, oltre a ri-andarsene, suddividere le risorse, allocarle meglio: si ripartiscono le tasse, o il bottino. La partita doppia, come metodo, condivide dopo tutto la stessa etimologia. Ecco, una partita fondamentale si gioca anche su questo piano: tra enti regionali e stato centrale, ma anche, all’interno di un territorio, tra garantiti e non garantiti, tra spesa produttiva e improduttiva, tra costi della politica e della spesa pubblica e ricavi ottenuti.

Bisogna ri-partire, ma il viaggio ora è diverso. Nuove strade, nuovi pericoli (e opportunità), in “Corriere della sera – Corriere Imprese Nordest”, 13 marzo 2017, p.4

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