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Sbarchi: nessuno è innocente

Di fronte all’aumento degli sbarchi, e alla difficoltà evidente di gestire il fenomeno, è partita una dura polemica sul ruolo delle organizzazioni non governative che salvano i migranti in mare. Ma forse è il caso di fare un passo indietro e allargare lo sguardo: perché su questo tema nessuno, ma proprio nessuno, è innocente. E le conseguenze di quanto accade al largo delle coste libiche riguardano tutti, dato che ricadono, alla fine, sui territori.

La spinta a migrare è in aumento, nonostante le difficoltà del viaggio e l’impossibilità sostanziale di farlo regolarmente: al punto che molti mettono in cantiere il rischio concreto di morire – e partono ugualmente. Tra i tanti fattori, c’è l’aumento delle diseguaglianze globali. Le variabili sono molte, e le interpretazioni corrette non le ha in esclusiva nessuno. Ma vogliamo almeno porci il problema e ragionare su una tendenza che non può non avere delle conseguenze? E che va pensata e gestita? Altrimenti continueremo a gestirne gli effetti senza occuparci delle cause. E non è una posizione saggia, oltre che essere, alla fine, assai più costosa, economicamente e socialmente.

Detto questo, veniamo a noi. Cominciamo dalle responsabilità europee. Gigantesche: su questo tema l’Europa ha fatto bancarotta politica, non solo morale. Non ha capito – tuttora – che è una svolta epocale, non una emergenza temporanea: non pensa, non investe, non decide, rinvia. Mentre invece dovrebbe far lavorare una task force di intelligenze, produrre linee guida adeguate, e investire cifre cospicue del proprio bilancio: per diminuire la cause strutturali dell’immigrazione; per gestire dei canali di ingresso legali e controllati; per integrare i migranti di cui ha bisogno per il proprio mercato del lavoro (alcuni milioni l’anno); infine per respingere, con la collaborazione di tutti, quelli che non è in grado di accogliere.

Il governo italiano ha ovviamente la sua parte di responsabilità. Dopo l’iniziativa forte assunta con la missione Mare Nostrum (nata come iniziativa emergenziale, per salvare vite umane, pagandone in proprio le conseguenze), si è arresa all’enormità dei suoi costi e alla necessità, in sé giusta, di un intervento europeo. Che, attivato con la missione Frontex, non ha più risposto direttamente al problema (arretrando, anche fisicamente, dalla prima linea, lasciata appunto alle ONG), togliendo di fatto all’Italia il controllo dell’iniziativa, ma lasciandogliene tutti gli oneri. Una follia concettuale, che non poteva non provocare ulteriori problemi: che vengono oggi gestiti a livello locale, nelle regioni che accolgono i migranti. Sempre sull’onda dell’emergenza, sempre senza un progetto, con una visione non strutturale, che solo il ministro dell’Interno in carica ha cominciato ad affrontare con una strategia più decisa e a tutto campo, a partire dai paesi di provenienza e di transito degli immigrati che si imbarcano.

Se l’onere di governare spetta ovviamente al governo, alle opposizioni va imputata l’attenzione solo alla rappresentazione della protesta, di per sé legittima anche se spesso sguaiata nei toni, senza l’elaborazione di alcuna proposta concreta e praticabile. Anche l’abbozzo di ragionamento implicito nello slogan “aiutiamoli a casa loro” (che, temiamo, di per sé non basti) non si è mai tradotto in una sola proposta su come e dove farlo, e investendo quanto.

Infine, ci sono le responsabilità delle ONG. Che, anche loro, non sono innocenti. Certo, bisogna salvare vite umane. Ma se una delle conseguenze, indesiderata ma reale, è la diminuzione dei costi (e l’aumento degli introiti) per i trafficanti, e l’aumento di flussi sempre più precari (con una percentuale di morti in crescita), forse qualche ragionamento va fatto, anche sul proprio ruolo. Né è accettabile dire che ci si limita al salvataggio, senza pensare alle conseguenze sul resto della filiera. Se salta il patto e la coesione sociale a valle, vuol dire che qualcosa a monte è andato storto. Per questo, al di là delle polemiche, è giunto il momento di mettere tutti intorno a un tavolo: Europa, governo, opposizione, ONG. Nessuno può svolgere seriamente, da solo, il proprio ruolo. Altrimenti si sarà lasciata l’iniziativa solo agli scafisti. Una bancarotta.

Migranti, la bancarotta delle colpe, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 13 maggio 2017, editoriale, p. 1

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