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Vaccini e omeopatia: uscire dalla logica della guerra di religione

Appena ieri erano i vaccini, oggi è l’omeopatia, domani sarà qualcos’altro. Non è finita qui, infatti, e ci aspettano altre guerre di religione sul tema della salute. E forse non è un caso: la salute (del corpo) e la salvezza (dell’anima), nel nostro immaginario e nella nostra tradizione, sono così intrinsecamente collegate, anche se non vogliamo ammetterlo, che alla radice sono la stessa cosa – non a caso il latino conosce una sola parola, salus, per significarle entrambe.

Il problema delle discussioni in corso sembra essere proprio questo: che trasportate nel dibattito pubblico assomigliano a guerre di religione tra fanatici fondamentalisti, ognuno a difendere la propria religione di appartenenza e ad attaccare quella altrui, a prescindere – l’importante è schierarsi. Solo che così il dibattito perde ogni ragionevolezza e scientificità: anche da parte di chi si fa portavoce della ragione e della scienza contro la disragione e l’antiscienza.

Il problema infatti non è schierarsi dall’una e dall’altra parte della barricata. Ma, come sempre, ragionare: se possibile con un po’ di pacatezza. Scopriremmo allora che, salvo alcuni irriducibili talebani, la maggior parte delle persone non è affatto contraria ai vaccini. Semmai qualcuno, anche all’interno della classe medica e dunque dalla parte della scienza non meno di altri con altre posizioni, ne mette in questione il numero, o l’età della somministrazione, o la contemporaneità. Il che è o dovrebbe essere legittimo, senza rischiare la radiazione dall’ordine dei medici, visto che in altri paesi, altrettanto ispirati alla scienza e alla tutela della salute pubblica, si fanno scelte diverse: e forse sarebbe il caso di discuterne nel merito. Anche rispetto all’obbligatorietà, che viene condannata un po’ troppo acriticamente: in alcuni paesi senza obbligatorietà vaccinale su alcune malattie, la copertura è comunque quasi totale a seguito di efficaci campagne di sensibilizzazione, e di un senso civico diffuso, che non necessariamente è uguale in tutti i paesi.

Lo stesso per quel che riguarda l’omeopatia. La maggior parte delle persone non ne fa un’esclusiva: e, anzi, fa ricorso tanto (e, spesso, contemporaneamente – secondo i casi) alla medicina detta ufficiale quanto ad altri tipi di cura, dall’omeopatia alla medicina ayurvedica, dall’agopuntura alla fitoterapia, dalla prevenzione basata su equilibrio alimentare e ginnastica ai ceri accesi a sant’Antonio. Certo, casi recenti e dolorosi di morti per fanatismo vanno colpiti con la severità della legge, individuando le responsabilità e punendole. Ma certo zelo nel tacitare le voci dubbiose o semplicemente interrogative rende sospetti: da un lato, sul bisogno di adeguarsi a una logica da tifo calcistico trasportata al funzionamento dei social network e dei media tradizionali; dall’altro, nel far sospettare interessi non sempre cristallini, che ci sono, ed è più onesto esplicitare, dall’una e dall’altra parte. O vogliamo raccontarci che dall’aumento del numero e dell’obbligatorietà dei vaccini, o dalla parificazione delle cure omeopatiche alla medicina che chiamiamo ufficiale, non c’è nessuno che ci guadagna altro che non sia la salute?

Conosciamo le obiezioni di molto mondo medico nei confronti delle cure dette alternative. Sono obiezioni basate su protocolli, verifiche, controlli: e sono serie – scientifiche. E non nascondono una certa insofferenza per la volontà di partecipare al dibattito da parte di persone incompetenti. Ma, dopo tutto, gli utenti finali della medicina sono proprio gli incompetenti: che, peraltro, hanno spesso un rapporto magico anche con una pillola prodotta con tutti i crismi della scientificità e considerano la persona in camice bianco che hanno di fronte alla stregua di un oracolo. A monte di questo, bisogna cominciare ad ammettere che, effettivamente, tra una medicina che risponde al sintomo – e che oggi fa letteralmente miracoli – e una che cerca di individuarne le radici in altre cause, c’è una diversità di paradigma interpretativo che c’entra, certamente, con quella che chiamiamo scientificità. Ma anche con una diversa idea di benessere, che in maniera magari confusa molti utenti, e anche non pochi medici, in qualche modo sentono. Per questo è il caso che le diverse posizioni, pur con tutte le comprensibili diffidenze, comincino a parlarsi senza demonizzarsi né pretendere l’esclusiva, o dalla guerra di religione non c’è speranza di uscire. E a pagarne, alla fine, è la salute.

La salute e la svolta radicale, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 31 maggio 2017, editoriale, p.1

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