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“Il burkini come metafora” – recensione su Vita

Recensione su “Vita”, agosto 2017

Che fine ha fatto il burkini?

09 agosto 2017

Ricordate il burkini, il costume integrale che scatenò polemiche a non finire?

L’estate scorsa era la parola più ricercata sul web e una fotografia scatenò ridde di discussioni e opinioni.

Salvo poi scoprire che…

Le notizie hanno un andamento carsico: escono, creano scompiglio e ritornano sotto terra.

Salvo poi riapparire quando meno te lo aspetti.

Ricordate il burkini? Sì, il costume da bagno integrale, usato in Italia da poche decine di donne musulmane,

e non troppo dissimile dai costumi delle nostre nonne.

Nell’estate 2016, non era il “caldo epocale”, non “la temperatura percepita” e nemmeno il “caso-Ong”,

ma il burkini a tener desta l’opinione alimentando ridde di voci, dibattiti, interpellanze e interrogazioni parlamentari

e appelli alla “difesa della civiltà”. Nella calda estate (calda come ogni estate) 2016,

“burkini” era stata la parola-immagine più ricercata dagli italiani sul web.

A destare scandalo e scalpore fu soprattutto questa fotografia, pubblicata su siti e riviste,

rimpallata da giornali e telegiornali:

Burkini Vietare

Fino a che qualcuno si chiese – cosa che dovrebbe esser fatta per ogni immagine – chi fosse il soggetto ritratto.

E scoprì che si trattava della giornalista e conduttrice televisiva inglese Nigella Lawson.

Una donna musulmana? Tutt’altro. Lawson è sposata con un ebreo e scelse il costume per evitare scottature alla pelle.

Un caso emblematico, anzi simbolico di quell’incomprensione di fondo che ora è al centro dell’agile,

davvero utile libretto di Stefano Allievi, sociologo dell’Università di Padova,

Il burkini come metafora (Castelvecchi editore, pagine 96,euro 12).

Un lavoro, quello di Allievi, che va dritto al punto: come può, un costume usato da poche centinaia di donne,

diventare addirittura un problema di ordine pubblico?

Come è possibile – ma siccome è stato possibile, è bene prendere sul serio il tema – che sia riuscito,

per un’estate intera e anche più, a saturare nello spazio pubblico l’intero campo di riflessione sull’Islam in Europa?

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