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Halloween, le tradizioni e la rimozione della morte

E’ improbabile che vestire da angioletti una manciata di bambini in processione per le vie della città (come accaduto per opera di un gruppo di genitori in una parrocchia a Treviso) possa intaccare – nella mente di quegli stessi bambini, figuriamoci degli altri – il desiderio peccaminoso di festeggiare Halloween.

E’ qualche anno, ormai, che c’è un moralismo di ritorno a proposito di questa festa una volta inesistente. Ma più che le geremiadi su quanto fossero belli (davvero? sicuri?) i tempi andati, quando Halloween non c’era ancora, bisognerebbe interrogarsi sul suo fascino. Forse scopriremmo qualcosa che ci è utile ricordare.

I lamentatori professionali sentenziano che è una festa pagana? Se è per questo, anche il Natale è un calco di una festa pre-cristiana, romana per la precisione. E tra renne di Babbo Natale e alberi decorati, non è che proprio il significato cristiano risulti il più evidente (idem per Pasqua con le uova e i coniglietti, o per il Ferragosto, di cui non pare che l’opinione pubblica sottolinei soprattutto che si tratti dell’Assunzione di Maria, cosa ignota ai più, e peraltro dogma assai recente, proclamato soltanto nel 1950). A chi si preoccupa per l’influsso pagano ricordiamo almeno, per consolazione, che il significato della parola, All Hallows’ Eve Day, contratto in Halloween, è dopotutto “la vigilia di Tutti i Santi”.

E’ un’usanza di origine straniera? E’ vero anche questo: come quasi tutto quello che ci circonda, dalle auto che compriamo ai film di Disney che facciamo vedere ai nostri bambini, senza porci drammatici interrogativi di coscienza.

E’ un prodotto americano di importazione? Non è del tutto esatto. Certo, negli USA l’hanno resa più visibile, complice Hollywood: ma la festa ha un’origine europea, celtica pare. E la zucca illuminata la dobbiamo ai contadini irlandesi trapiantati negli Stati Uniti, dove non trovavano più le grandi rape che usavano in passato per inserirvi un lumicino, in ricordo di un’antica leggenda che ha a che fare con un contadino ubriacone, Jack O’Lantern, e il suo modo di prendere in giro il diavolo.

Ha il difetto di essere recente? Come quasi tutto quello che ci interessa di più e che occupa le nostre giornate, a cominciare da internet e dalla tecnologia fino all’ultima moda da seguire.

E’ un’abitudine commerciale? La risposta è una domanda: c’è qualcosa che non lo è? E’ un rituale consumistico? Stessa risposta.

E allora, se la risposta è che non c’è niente di specifico in Halloween che non sia presente anche nel nostro generico atteggiamento nei confronti della vita di tutti i giorni, proviamo a rispondere a due domande che nessuno si fa.

Intanto, è una festa: di cui sono protagonisti i bambini, ma che piace anche agli adulti. E in una società in cui la religione dominante è il denaro e il mezzo per praticarla è il lavoro, ogni occasione di festa è preziosa e benvenuta. Se poi la roviniamo spendendo senza godercela, la colpa è nostra: quel che è certo invece è che i bambini se la godrebbero volentieri, e a loro basta poco – “dolcetto o scherzetto?”.

Ma, soprattutto, è un prezioso elemento di riflessione su un tema che, cancellato dalla cultura dominante, è presente solo nelle controculture: la morte. In una società analgesica, che ha rimosso la morte e dedica le sue energie a negarla, la sua esibizione è un modo di riflettere su di essa, per giunta in maniera giocosa, gioiosa persino. Ringraziamo quindi i teschi, gli scheletri, le raffigurazioni mortifere, i lugubri riferimenti al sangue e alle ferite, le immagini horror, perché ci ricordano, un giorno all’anno, quello che passiamo gli altri 364 a negare e a rimuovere dalla nostra vita, come se non esistesse. Mentre è ciò che alla nostra vita dà il suo vero spessore. E hanno bisogno di poterne parlare anche i bambini. L’immagine del teschio (non a caso così presente e apprezzata su gadget, vestiti e dolci di ogni tipo) è un modo innocuo, e al contempo prezioso, con cui farlo. Se i bambini non ne hanno altri, la colpa è degli adulti, non loro. Per cui, lasciamoli festeggiare. E viva Halloween.

Halloween e la morte: una festa che non va demonizzata, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 2 novembre 2017, editoriale, p. 1

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