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Nordest: Prospettiva 2018. Un diverso atteggiamento culturale verso il nuovo

Pro-spicere: guardare davanti a sé. Quale è la prospettiva 2018 per l’economia e la società del Nordest? In quale direzione guardare (sottinteso: per poi provare ad andarci davvero)?

I temi sono tanti: e, in fondo, sempre quelli. Progetti da costruire, e cose da cui difendersi. Rinforzare i settori già forti, migliorandoli: senza accontentarsi dei risultati raggiunti. Facciamo un esempio per capirci. Il turismo va bene, molto bene. I risultati sono positivi, ed è un asset fondamentale dell’area. La comunicazione dei numeri è spesso trionfalistica: più arrivi, più denaro. Bene. Grazie alla ripresa della domanda interna e a favorevoli contingenze internazionali – basate su disgrazie altrui, come il crollo delle presenze nei paesi arabi del Mediterraneo, e su fattori indipendenti dall’offerta ma legati invece alla domanda, come l’aumento dei turisti delle economie emergenti o di quelle avvantaggiate dal diverso costo della vita – il Veneto è la prima regione turistica d’Italia e il Nordest un’area attrattiva straordinaria. Ora: quanto tutto ciò è merito della qualità dell’offerta turistica? E, comparativamente: perché altre aree d’Europa, spesso con molta minore qualità e quantità di beni artistici e paesaggistici, crescono altrettanto o percentualmente di più? Sono modi diversi di guardare alla stessa cosa: uno si compiace dei risultati raggiunti, con un orizzonte di sguardo limitato a sé e intorno a sé; l’altro si attiva per migliorarsi, comparando con i miglioramenti dell’offerta proposti da altri e pre-vedendo le tendenze emergenti, guardando in prospettiva e lavorando di prospettiva, appunto.

Nella manifattura il discorso è più complesso, anche perché essendo la crescita per molta parte legata alla domanda estera, e non potendo contare su vantaggi posizionali (non si comprano i prodotti italiani perché vengono da bei posti…) il dinamismo è maggiore, e incentrato precisamente sulla qualità dell’offerta: ma i due diversi modi di guardare alle cose sono ugualmente compresenti. Qualità del lavoro e capacità di innovazione presuppongono visione (saper guardare, ancora una volta) e ottimizzazione dei fattori produttivi: ma la visione, la prospettiva, viene prima…

Per tutti, poi, ci sono gli ostacoli da abbattere, sempre quelli anche loro: burocrazia, fisco, incapacità del pubblico di riformare se stesso, precisamente perché privo – drammaticamente – di prospettiva, abituato a guardare al passato (fare come si è sempre fatto) anziché al futuro, di cui non ha percezione e contezza, e a se stesso anziché agli altri, in una logica comparativa (come guardano al futuro altre amministrazioni pubbliche, altrove). Non è sempre così, ma lo è in un numero di situazioni oggettivamente sconfortante.

Darsi una prospettiva è un problema di atteggiamento culturale, che va coltivato. Oggi è proprio di una parte (quella più avvertita) del mondo imprenditoriale, ma molto meno della società e della politica. Eppure i segnali che occorre dare un taglio anche radicale con il passato sono molti. Non esiste più, se non per inerzia – la forza più grande della storia –, il cosiddetto modello Nordest, in quelli che sono stati nei decenni passati i suoi punti di forza. Ma vale anche per le qualità intrinseche e i valori tradizionali del popolo e del lavoro veneto: comunque si vogliano definire. Bisogna avere il coraggio di smetterla di raccontarsi quanto si è bravi: soprattutto che si è più bravi degli altri – come noto, dipende sempre da chi si sceglie come riferimento comparativo.

E’ cambiato il mondo, dai fasti del modello Nordest. Il Nordest invece è cambiato molto meno, e forse ha passato troppo tempo nella contemplazione della propria specificità e diversità, coltivando la nostalgia anziché la voglia di cambiare. Persino nel lamentarsi: laddove si preoccupano della disoccupazione, e magari di chi porterebbe via il lavoro agli autoctoni, aree che hanno una disoccupazione significativamente inferiore alla media europea, e semmai altri problemi…

Guardare avanti e intorno, anziché indietro e dentro, è dunque l’unico punto di partenza che apra alla possibilità di muoversi nella direzione giusta.

Darsi una prospettiva per evitare finalmente di guardarsi indietro, in “Corriere della sera – Corriere Imprese Nordest”, 15 gennaio 2018, p.3, rubrica “Le parole del Nordest”

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