stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Come ci cambia la mobilità (anche al netto delle migrazioni…)

Se facciamo pari a 24 ore la storia dell’umanità, per 23 ore e 55 minuti siamo stati nomadi, e solo per 5 minuti sedentari. Oggi stiamo ritornando ad essere nomadi: o almeno un po’ più nomadi di prima – noi, e il mondo in cui viviamo. Tutto si muove di più, più in fretta, e a minor costo – tanto da collocarci all’interno di quella che è stata chiamata una “rivoluzione mobiletica”, che accompagna, rafforza e accelera quella industriale e tecnologica. Si muovono rapidissimamente informazioni (quelle, addirittura, a costo zero e in tempo reale), idee, merci, denaro (anche quello, ormai dematerializzato, digitale, si muove in tempo reale: espressione vagamente surreale con cui identifichiamo un processo piuttosto irreale…) e persone (quelle, un po’ meno, o solo alcune: quelle nate con il passaporto giusto. E che, come gli italiani, possono andarsene in 161 paesi del mondo senza chiedere il visto. Per quelli nati dalla parte sbagliata della storia e della geografia le cose stanno diversamente: 25 paesi un afghano, 28 un irakeno, 29 un pakistano… E sono quelli dove probabilmente non gli interessa andare).

Viviamo dentro un paradosso spazio-temporale. Le tecnologie ci consentono di muoverci meno, col telelavoro annulliamo le distanze casa-ufficio, culturalmente ci muoviamo verso il consumo di prodotti a km zero, in teoria possiamo recuperare relazioni di vicinato. Eppure mai come oggi compriamo merci che vengono da lontano, senza nemmeno accorgercene e perdendo pure il gusto dell’esotismo (con Amazon Prime, oggi, qualsiasi prodotto, ovunque sia, è a sole 24 ore di distanza da noi), crescono le amicizie e gli amori a lunga gittata (long distance relationships), ci muoviamo per tutte le ragioni possibili e immaginabili: per lavoro, turismo, affari, amore, o senza un motivo particolare, per passare il tempo, magari anche solo per irrequietezza, perché non sappiamo stare fermi. Molte lunghe file in autostrada si spiegano anche così: ma anche le transumanze dei fine settimana, le nottate in macchina dei giovani, fino agli esodi agostani, al turismo globale, a quello congressuale, a quello accademico, a quello sessuale. Per non parlare di fiere, festival, mostre, expo, megaconcerti, eventi sportivi globali. Poi ci sono le riunioni che le teleconferenze non riescono ad annullare (anzi: moltiplicano), gli incontri delle associazioni, di qualunque cosa si occupino, anche su scala internazionale, i viaggi di cultura, i viaggi della speranza legati alla salute, quelli per imparare lingue straniere, e motivi tradizionali di mobilità che non hanno perso il loro peso, come religione (pellegrinaggi, missioni) e guerra (i militari). Oltre 1 miliardo e 200 milioni di scali aerei transnazionali l’anno, sempre più veloci ed economici: tanto che oggi, spesso, un volo per la capitale di un altro stato è lungo meno di un viaggio su un treno locale, e costa meno del taxi che dall’aeroporto ci conduce in città. Il turismo è la testimonianza di questa aumentata mobilità: diventato la prima industria al mondo, cresce a un ritmo superiore a quello del commercio mondiale, rappresenta oltre il 10% del prodotto interno lordo mondiale (e il 45% di quello delle economie emergenti), e un decimo dei posti di lavoro nel mondo. Dentro questo quadro stanno anche le migrazioni, naturalmente: in aumento pure esse, ma che, essendo sostanzialmente impedite legalmente, nonostante il calo demografico dell’occidente, riportano per alcuni l’orologio ai tempi dei viaggi in mare e delle traversate del deserto, con i pericoli connessi, e con tempi dilatati, misurati in mesi anziché in ore.

Il fatto poi che, appena superata (nel 2014) la soglia della metà della popolazione mondiale urbanizzata, ci avviamo rapidamente a quella dei due terzi (2050), ci apre una ulteriore finestra: non a caso Max Weber definiva le città delle “comunità di traffico sociale”. E così nodi e snodi comunicativi diventano sempre più importanti: strade, porti, interporti, aeroporti…

Siamo crocevia: in questo territorio come in altri. E forse non c’è più luogo sulla terra – se connesso – che non lo sia. Pensarci come tali ci aiuterebbe a capire dove stiamo andando. E come.

Rivoluzione mobilità. Oggi siamo tutti un po’ più nomadi, in “Corriere della sera – Corriere Imprese Nordest”, 14 maggio 2018, p. 3

Leave a Comment