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Fiducia a Cottarelli?

La situazione politica del tutto inedita pone seri interrogativi alle forze politiche e alla pubblica opinione.

I due partiti che maggiormente erano cresciuti nei consensi, e che avevano cercato di costruire una alleanza e un programma di governo, e il presidente del consiglio da loro indicato, non hanno ottenuto l’incarico dal presidente Mattarella.

Si può discutere sull’esito della vicenda. Il presidente ha certamente agito nella sua autonomia e all’interno delle sue prerogative, a difesa dei cittadini e dei loro risparmi. Tuttavia, l’esito della vicenda è problematico, dal punto di vista del rispetto non formale ma sostanziale delle regole e dei fondamenti della democrazia.

Non entro nel merito delle ragioni di quanto è successo. E’ possibile che gli interlocutori si aspettassero un esito diverso, e nonostante gli evidenti irrigidimenti e forzature non si immaginassero di vedersi negato l’incarico: nel caso, c’è stata una grave sottovalutazione e incapacità politica. E’ possibile anche che la Lega abbia voluto questo esito, prendendo in giro anche il suo alleato, giocando irresponsabilmente con il fatto che da esso ricaverà ulteriori consensi. Le modalità di composizione del conflitto c’erano, ed erano praticabili. Detto questo, la situazione è seria. I partiti con la maggiore legittimità democratica per governare non lo faranno: non può stupire che loro e i loro elettori si sentano privati di un loro diritto.

Il sottoscritto è tra coloro che avrebbero preferito un governo dei vincitori, e che credono che un governo con un sostegno popolare sia di gran lunga preferibile a un governo tecnico di qualsiasi genere. Temo anche che, alla fine, la scelta sia controproducente dal punto di vista politico: e le forze che sostenevano il governo che non è nato ne ricaveranno un forte dividendo politico e ulteriore consenso.

In ogni caso, occorre decidere cosa fare. L’incarico a Cottarelli, per un mandato a termine, è una scelta del presidente, che come tale va rispettata. Ma è stata presa in autonomia, e non condivisa con le forze politiche. Sarà bene prendere sul serio questa scelta, nel merito e nel metodo. Poiché questo governo non avrà alcuna maggioranza, e può solo condurre alle elezioni, è bene che non abbia la fiducia di forze politiche che non l’hanno voluto. Ciò renderà chiaro e trasparente il processo innescato dalla decisione del presidente della repubblica.

Nel merito, ciascuna forza politica potrà sostenere tutti i provvedimenti che condividerà. Ma è bene che nessuna di esse lo sostenga con la fiducia. Non la Lega e il M5S, per ovvi motivi. Ma nemmeno il Partito Democratico e le altre forze politiche che si schierano in favore della scelta del presidente. Sarebbe politicamente suicida assumersi l’onere, peraltro non concordato e non richiesto, di sostenere un governo che va contro l’esito elettorale passato e, molto probabilmente, a venire. Così come sarebbe controproducente schiacciarsi sulle posizioni del presidente della repubblica, divenendo, agli occhi dell’opinione pubblica, partito delle istituzioni, e dell’establishment.

Questo esito non è stato discusso né voluto dai partiti, né quelli che aspiravano al governo né quelli che erano destinati all’opposizione. E’ il frutto di una decisione del presidente. E’ bene che rimanga tale. E si vada alle prossime elezioni nella chiarezza delle rispettive posizioni.

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