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Il nuovo governo e l’immigrazione

Al netto delle schermaglie delle ultime ore sul candidato premier, se il governo Lega-M5S andrà in porto, dovrà affrontare di petto le questioni per cui i due partiti hanno ricevuto la fiducia degli italiani, a cominciare dall’economia e dal lavoro. Ma c’è una questione simbolica, che ha giocato un ruolo molto importante nello spostare voti dall’uno all’altro schieramento, ed è quella dell’immigrazione. Non a caso ha occupato il mondo dell’informazione in maniera sproporzionata fino al giorno delle elezioni, salvo sparire dal giorno dopo. Proviamo a vederne alcuni aspetti, e le loro ricadute locali.

Sia Lega che M5S hanno criticato aspramente il governo in carica sul tema: la Lega da più tempo e in maniera preponderante. Cosa possiamo aspettarci che faccia il loro possibile governo? Intanto affrontare la questione rapidamente. Hanno creato la domanda di cambiamento, e dovranno offrire la risposta in tempi rapidi. Oltre tutto è un obiettivo per il quale non si rischiano contraccolpi elettorali – gli immigrati non hanno voce né potere contrattuale, dato che non votano.

Il programma della Lega è più articolato di quello del M5S, ma su alcune questioni le sintonie sono evidenti: a cominciare dallo stop all’immigrazione irregolare, peraltro già significativamente diminuita a seguito dei provvedimenti presi dal ministro Minniti, nei confronti del quale anche il M5S ha più volte espresso la sua stima. Non potrà quindi che esserci continuità, più che cambiamento, su questo piano. Poiché è stato promesso esplicitamente, si faranno anche un po’ di espulsioni di immigrati irregolari, in funzione più simbolica (mandare un segnale alla pubblica opinione) che sostanziale. Perché le espulsioni spesso non si possono fare in mancanza di accordi di riammissione, perché costano molte care, e perché sono rese più difficili proprio da una legge che la magistratura suggerisce da anni di modificare, ma che la Lega difende in quanto opera sua, la Bossi-Fini: che introducendo il reato di immigrazione clandestina ha reso impossibili le espulsioni prima di processare gli immigrati anche per questo reato.

Si procederà inoltre a potenziare le commissioni territoriali che esaminano le richieste di asilo (uno dei punti principali nel programma del M5S), che è una scelta ragionevole: il precedente governo aveva già dato un segnale, ma troppo timido, in questa direzione. Dopodiché bisognerà decidere cosa fare dei richiedenti: che la domanda sia accolta o meno.

La Lega ha poi scritto a chiare lettere nel suo programma che vuole un CIE (Centro di Identificazione e di Espulsione) in ogni regione: ora che è al governo potrà forse convincere il governatore Zaia, che invece non l’ha mai voluto, così che il Veneto è rimasto l’unica grande regione senza una struttura per le espulsioni.

Ma tutto questo ha ancora poco a che fare con le questioni vere e decisive. Per diminuire i flussi immigratori irregolari, si dovranno necessariamente aprire dei flussi regolari e controllati: anche a fronte del crollo demografico, che vede un calo non solo della popolazione, ma anche degli stranieri residenti (e mette in crisi la sostenibilità non solo del sistema previdenziale, ma del sistema paese, visto che la contrazione demografica comporta una parallela contrazione economica). Occorrerà una operazione verità sui bisogni di manodopera straniera proprio nelle regioni a guida leghista, che vantano ottime performance economiche, e una mancanza di manodopera non sostituibile da quella italiana che va all’estero (per ragioni e mestieri diversi: e non resterebbe nemmeno se l’immigrazione fosse pari a zero). Infine bisognerà rivedere, quello sì, il sistema di accoglienza per come è stato concepito fino ad ora: insistendo di più sull’integrazione (lingua, cultura, formazione professionale) che sull’accoglienza, come accade ora. Ciò che presuppone delle proposte (non più solo delle proteste), e i soldi per sostenerle. Ed è il punto probabilmente più sensibile, anche per l’opinione pubblica. La sfida, passando dall’opposizione al governo, sarà di gestire i problemi, anziché limitarsi ad incolpare altri di non risolverli.

Migranti, governo alla prova, in “Corriere della sera – corriere del Veneto”, 23 maggio 2018, editoriale, p. 1

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