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Immigrati: cosa farà (o non farà) il nuovo governo

L’immigrazione è un tema popolare, che ha spostato molti voti in queste elezioni, e a cui il governo Lega M5S vorrà rispondere rapidamente, almeno con alcuni segnali simbolici. Anche perché è un tema politicamente facile, dato che, non votando, gli immigrati non possono causare alcuna perdita di consenso futuro.

I programmi, in termini di analisi dei problemi, paiono compatibili. Anche perché non vanno a esplorare le cause dell’immigrazione a monte: si limitano agli effetti a valle. Quello della Lega è più articolato, e prevede anche normative di dettaglio, tecniche, sulla gestione dell’accoglienza, e forme di regionalizzazione nell’erogazione dei servizi.

Su alcune questioni le sintonie sono evidenti: come il no all’immigrazione irregolare (nessuno è per il sì: ma la sinistra, avendo lasciato l’argomento in mano agli altri, si è dimenticata di dirlo…). Sarà interessante vedere la messa in pratica di questo no: si potranno fare – e si faranno – un po’ di espulsioni simboliche, per mandare un segnale all’opinione pubblica, e anche ai paesi d’origine. Non una deportazione di massa: tecnicamente complicata, se non altro (il costo medio delle espulsioni è di 5.800 euro l’una, e spesso non hanno successo perché mancano gli accordi di rimpatrio con i paesi coinvolti, o sono incerte le identità: e con la stessa cifra si potrebbero fare politiche di integrazione probabilmente più efficaci). E si farà l’assunzione di un numero maggiore di membri delle commissioni territoriali che esaminano le richieste di asilo (10.000, sta scritto nel programma del M5S: ma saranno molte meno), che è semplicemente di buon senso: già il precedente governo le aveva rafforzate, ma non abbastanza, e i tempi sono ancora scandalosamente lunghi rispetto ad altri paesi europei. Per il resto, è ragionevole ipotizzare una continuità con le linee guida del ministro Minniti, esplicitamente apprezzato dal M5S e, un po’ meno, dalla Lega: a cui toglieva qualche arma polemica dalle mani.

Il problema vero starà, prima di tutto, nel fermare i flussi irregolari: non si può, senza approntare delle politiche, che devono essere pensate prima, e finanziate poi (le ruspe non servono: nel Mediterraneo, affonderebbero…). E che dovrebbero prevedere anche l’apertura di flussi regolari: che consentirebbe la gestione dei flussi e una loro selezione, invece dell’appalto alle mafie dei medesimi. Anche perché, a valle, una domanda c’è: almeno al nord. Non foss’altro che per cause demografiche (invecchiamento di popolazione e il rapporto pensionati/popolazione attiva peggiore d’Europa). E a dispetto dell’emigrazione, che pure è ripresa: anche di stranieri, peraltro. Ma si tratta di lavori in gran parte diversi: se anche l’immigrazione non esistesse, per queste fasce soprattutto di giovani l’emigrazione non cesserebbe.

In secondo luogo occorre approntare delle serie politiche di integrazione, buttando a mare il sistema di accoglienza così come è concepito (male) adesso. Si può fare, altri paesi lo fanno, ma ha dei costi: superiori ai famosi 35 euro al giorno, ma che, se spesi bene, sarebbero sostenuti per meno tempo, e produrrebbero integrazione effettiva e lavoro – sarebbero investimento, insomma, e non spesa improduttiva, come in larga parte è adesso. Mentre è evidente, nel programma della Lega, una prospettiva di disinvestimento dal settore.

Assente la questione dei diritti, inclusa la questione della cittadinanza delle seconde generazioni (erroneamente chiamata ius soli, mentre non è un meccanismo generalizzato). La Lega è certamente contraria: una parte degli elettori e anche degli eletti del M5S sarebbe favorevole, ma la questione verrà semplicemente accantonata per evitare conflitti.

La sfida più grande sarà culturale, o di cultura politica. Ce la faranno, partiti che hanno finora lucrato consensi, legittimamente, soffiando sul fuoco dei conflitti e su un malcontento che ha solidissime basi, a proporre soluzioni che vadano verso la risoluzione pragmatica dei conflitti, intaccando inevitabilmente il consenso ideologico (contro, a prescindere) ottenuto finora?

Sui migranti non manterranno le minacce, in “L’Espresso”, n. 21, 20 maggio 2018, pp. 36-37

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