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L’assemblea del PD: il surrealismo al potere

Grazie alla sempre benemerita Radio Radicale ascolto in diretta, mentre guido, l’inizio dell’assemblea del Partito Democratico: quella che doveva discutere e decidere sul congresso e sul partito, dopo la storica batosta delle ultime elezioni.

La direzione del partito tuttavia si è accorta che sta per essere incaricato un nuovo governo, e propone all’unanimità di cambiare l’ordine del giorno dell’assemblea, facendo una discussione sulla situazione politica attuale: proposta approvata a maggioranza, non proprio larga ed entusiasta.

Ora, assodato che una cosa non esclude l’altra, e che un partito serio avrebbe dovuto trovare tempo e modo di fare entrambe, magari riunendo qualche organismo nei giorni scorsi a discutere della situazione politica, giusto per far sentire almeno che ha una voce, mi metto nei panni di chi è andato a Roma per discutere di una cosa sentita come importante e urgente, e si accorge, a Roma, che il gioco è stato cambiato. E immagino – per provare a buttarla sul ridere – il panico di dover cambiare gli interventi all’ultimo, i foglietti strappati, gli appunti frettolosi buttati giù sul retro di un pacchetto di sigarette…

Non metto in questione la democraticità del metodo: si è votato, diranno. Metto in discussione la sua surrealtà: il nascondimento, il tatticismo, l’incomprensione delle cose che rivela.

La dico così: non mi viene in mente altro. E riprendo a guidare: ascoltando Martina in sottofondo..

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